(Ti Lancio dalla Serbia) Belgrado 2 settembre 2024 – Balcani sempre più in preda alle ondate di calore. Tanto da costituire un grave problema per l’agricoltura. La Serbia, in questa lunga estate, ha fatto i conti, già da giugno, con temperature ben oltre le medie. Scarse le precipitazioni. Il tutto ha comportato una estrema siccità. Le distese di coltivazioni serbe: soia, tabacco, grano, risentono moltissimo dele temperature elevate.

In un clima caldissimo, non solo da un punto di vista meteorologico, si è appena conclusa la visita in Serbia del presidente francese Emmanuel Macron, arrivato a Belgrado su invito dell’omologo serbo Aleksandar Vucic. I due leader, nella conferenza stampa congiunta nella capitale seguita dopo il colloquio, hanno dichiarato di credere nell’amicizia franco-serba e di voler scrivere nuove pagine nelle relazioni tra i due Paesi. L’intenzione è stata confermata dallo scambio di diversi accordi bilaterali e documenti sulla cooperazione, tra cui il contratto per l’acquisto di 12 nuovi caccia da combattimento Rafale di produzione francese per la difesa del Paese balcanico. Il valore del contratto è di 2,7 miliardi di euro. Dopo la firma Macron ha affermato che, pur rispettando la sovranità della Serbia, il documento “è di importanza storica” ed è un “cambiamento strategico” nella politica del Paese balcanico che, ha sostenuto, “occupa un posto importante nella sicurezza dell’intero continente europeo”. “Molti criticano Belgrado per la partnership con Russia e Cina, mentre ora ne ha una con la Francia”, ha sostenuto il titolare dell’Eliseo. “Le garanzie esistono e ho fiducia che ciò che abbiamo definito insieme sarà lo stesso e questo è un grande cambiamento. Contribuisce alla pace in Europa”, ha aggiunto ancora Macron.

Sulla questione, rispondendo a una domanda se Belgrado si stia allontanando da Mosca e avvicinando all’Unione europea dopo la firma dell’acquisto dei dodici caccia dalla francese Dassault, il presidente serbo Vucic ha ribadito di “non vergognarsi” della decisione del suo governo di non imporre sanzioni a Mosca, nonostante le pressioni di Macron (e di tutta l’Unione europea). Oltre al contratto per l’acquisto degli aerei da combattimento i rappresentanti di Serbia e Francia si sono scambiati sempre ieri al Palazzo della Serbia altri 11 documenti, tra cui alcuni memorandum e protocolli d’intesa sulla cooperazione in vari campi.

I documenti firmati si riferiscono ai settori delle tecnologie digitali, scienza, sviluppo tecnologico, turismo, agricoltura, minerario ed energetico e una lettera di impegno per la valutazione del potenziale per lo sviluppo del programma nucleare civile in Serbia. Il capo dello Stato francese ha aggiunto che Belgrado può contare anche sull’appoggio di Parigi nel processo di adesione, perché, come ha dichiarato, il posto della Serbia “è in Europa”.
La Serbia ha presentato domanda di adesione all’Unione Europa il 22 dicembre 2009. Il Consiglio europeo il 25 ottobre 2010 ha trasmesso alla Commissione europea il relativo dossier invitandola a presentare un parere sullo stesso, a Belgrado sarà richiesto di compilare un questionario. La Commissione europea il 12 ottobre 2011 raccomanda che alla Serbia venga attribuito lo status ufficiale di Paese candidato all’adesione. Il Consiglio Europeo ha concesso lo status ufficiale di Paese candidato alla Servia nella riunione del 1º marzo 2012; il 28 giugno 2013 esso ha approvato l’inizio dei negoziati d’adesione entro il mese di gennaio 2014. La fase preparatoria (detta screening) dei negoziati d’adesione è iniziata il 25 settembre 2013, i negoziati per l’adesione vera e propria sono iniziati il 21 gennaio 2014. Prima della visita il presidente francese si era espresso anche sulla questione del Kosovo affermando che la strada verso la normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina “è tracciata” e ricordando che serve il “coraggio necessario per raggiungere un compromesso”. “Convinti che questo coraggio esista in Serbia, noi, insieme alla Germania e ai nostri partner europei, con il sostegno degli Stati Uniti abbiamo voluto aiutare la regione ad evitare mosse unilaterali, dichiarazioni sconsiderate, e un aumento delle tensioni le cui vittime principali sono persone che ci vivono, in particolare la minoranza serba in Kosovo”, aveva aggiunto il capo dello Stato francese assicurando il suo impegno “nell’attuazione dell’accordo di Ocrida e in primo luogo nella creazione di una Associazione di comuni a maggioranza serba nel nord del Kosovo”.
I due leader si sono spostati poi nella seconda città del Paese, Novi Sad, per partecipare al Forum sulla gioventù e l’intelligenza artificiale presso la società “Schneider Electric”, uno dei tre maggiori investimenti francesi in Serbia. Sull’Ia, Macron ha sostenuto che il Paese balcanico ha “un ruolo importante” nel partenariato mondiale e ha sottolineato che la Francia organizzerà un vertice su questo argomento a febbraio. Il presidente serbo ha invece sottolineato che “tutto si basa sull’innovazione e sulla scienza” e che in futuro saranno assicurati più investimenti nel settore. Sul fronte Kosovo: di recente le autorità del Kosovo hanno chiuso cinque “istituzioni temporanee” gestite nel nord del Paese dalla Serbia. L’ambasciata degli Stati Uniti in Kosovo ha risposto alla decisione esprimendo la «preoccupazione e la delusione di Washington per le continue azioni non coordinate» intraprese dal governo kosovaro «che continuano ad avere un effetto diretto e negativo sui membri della comunità etnica serba e su altre comunità minoritarie in Kosovo». Lo scorso anno si sono verificati violenti scontri tra la comunità serba del Kosovo e le autorità kosovare, e gli Stati Uniti sono preoccupati che questa decisione possa contribuire a creare nuove tensioni.Il Kosovo era stato una provincia della Jugoslavia (e quindi della Serbia) prima di dichiarare l’indipendenza nel 2008. La Serbia non ha mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e si è anche sempre opposta al suo ingresso nelle organizzazioni internazionali. I serbi kosovari sono circa il 10 per cento della popolazione del Kosovo e abitano prevalentemente nel nord. Non hanno mai voluto integrarsi nel resto del paese e sono sempre rimasti molto legati al governo serbo, anche materialmente: i servizi pubblici (come le scuole, le poste e gli ospedali) e i sussidi per le comunità del nord del Kosovo sono tutti pagati dalla Serbia, gestiti attraverso “istituzioni temporanee” controllate dal governo serbo e giudicate incostituzionali da quello kosovaro.
Il governo del Kosovo ha sempre rifiutato la richiesta di concedere un’autonomia più ampia ai comuni serbi del nord, così come di formare una comunità autonoma che la garantirebbe, per il timore di non riuscire più a esercitare la piena sovranità su questo territorio. Così come il Kosovo non può fare a meno della KFOR, la forza militare internazionale guidata dalla NATO, che da 25 anni, dalla fine del conflitto tra milizie serbe e kosovare, cerca di garantire la pace in questo lembo di terra che è sempre a pronto a incendiarsi come una polveriera. Perché oggi il Kosovo è abitato da sei etnie differenti, ma sono principalmente due, quella albanese e quella serba, sempre le stesse due, a continuare a farsi la guerra sotto traccia, a scatenarsi per un nonnulla, a esplodere quando meno ce lo si aspetta.
Intanto si apprende che il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato la vendita di otto sistemi missilistici HIMARS alla Croazia, insieme alle attrezzature necessarie.
Il valore stimato dell’affare potrebbe essere di 390 milioni di dollari. L’Ufficio per la cooperazione militare del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha inoltre dichiarato che, oltre ai sistemi, fornirà servizi e attrezzature correlate.
La Croazia riceverà otto sistemi HIMARS M142, 24 lanciamissili guidati GMLRS e altrettanti lanciamissili unitari ad alta testata esplosiva M31A2. Inoltre, il Paese balcanico riceverà 10 HMMWV e 36 ricevitori GPS, oltre al software, ai simulatori e all’addestramento necessari per i suoi militari. Il contratto per l’acquisto degli HIMARS potrebbe essere firmato entro la fine del 2024. In precedenza era stato riferito che i negoziati per l’acquisto di questi sistemi erano durati circa due anni. Vale la pena notare che negli ultimi anni la Croazia ha iniziato a modernizzare più attivamente il proprio esercito e ad acquistare armi di fabbricazione statunitense.
Fonte: DSCA


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