(Ti Lancio dalla Lombardia) Milano 12 marzo 2026 – Il mito del giovane startupper in garage si scontra con la realtà dei numeri: l’imprenditoria italiana è un’esperienza di maturità. Secondo l’ultimo rapporto dell’ Osservatorio sulle PMI, realizzato da Perpethua in collaborazione con Yuno AI, l’identikit del titolare d’azienda oggi parla di esperienza, resilienza e, inevitabilmente, un’età anagrafica avanzata.
L’analisi, condotta su un campione di 67.000 imprese (con fatturati tra i 2 ei 25 milioni di euro), scatta una fotografia nitida: 56,4 anni: l’età media nazionale; 36%: la quota di titolari che ha superato i 60 anni; 20%: gli imprenditori che hanno più di 65 anni.
Il dato più sorprendente arriva dal Lazio, dove opera l’imprenditore più longevo d’Italia con ben 99 anni di età, a dimostrazione che la visione del business non ha dati di scadenza.
Esiste una netta spaccatura generazionale lungo la penisola. Se il Nord brilla per fatturati, è il Sud a detenere il primato della “gioventù” al comando:
| Regione | Età Media | Record Positivo/Negativo |
| Liguria | 58,9 anni | La più “anziana” (10% ha oltre 75 anni) |
| Emilia-Romagna | 58,7 anni | Seconda per età media elevata |
| Campania | 52,2 anni | La regione con gli imprenditori più giovani |
| Calabria | 52,6 anni | Seconda per dinamismo anagrafico |
In regioni chiave come Veneto (42%) e Lombardia (40%) , la presenza di over 60 supera ampiamente la media nazionale, segnale di un tessuto produttivo consolidato che fatica però a rinnovarsi nelle posizioni di vertice.
L’invecchiamento dei leader non è un limite qualitativo — l’esperienza è un patrimonio inestimabile — ma rappresenta un’incognita per la continuità. Come sottolinea Tobia Piovesan , CEO di Perpethua: “Il rischio nasce quando manca un piano per il passaggio di testimone: senza una strategia, l’impresa non può sopravvivere alla sua prima generazione.”
Il vero nodo non è l’età del fondatore, ma la sua capacità di sfidare il “dopo”. Il ricambio generazionale non deve essere visto come una sostituzione traumatica, ma come un’opportunità di rinnovamento strategico .
I dati dell’Osservatorio non sono un allarme, ma una chiamata all’azione. Per garantire che il patrimonio di competenze accumulato dagli imprenditori più esperti non vada perduto, è fondamentale trasformare il passaggio di consegne in un processo strutturato. L’obiettivo? Fare in modo che la caparbietà della “vecchia guardia” diventi il trampolino di lancio per la nuova.


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