ETICA, RELAZIONI, SFIDE: L’UMANESIMO INDUSTRIALE SECONDO GLI IMPRENDITORI PIU’ ILLUMINATI

ETICA, RELAZIONI, SFIDE: L’UMANESIMO INDUSTRIALE SECONDO GLI IMPRENDITORI PIU’ ILLUMINATI

(Ti Lancio dall’Emilia Romagna e dal Friuli Venezia Giulia) Reggio Emilia – Udine 30 giugno 2022 – Che cosa è l’umanesimo industriale? Che cosa è l’etica del fare impresa? Ognuno ha la sua dimensione in questo senso. Il suo metro di valori. Sicuramente oggi se ne parla, di più, rispetto al periodo prima della pandemia. La riflessione aiuta, impone domande. 

Secondo Fabio Storchi, presidente di Unindustria Reggio Emilia, e imprenditore illuminato del ‘fare insieme’: ‘Senza buone relazioni, non si fa nulla. Altrettanto importante è una cultura d’impresa che rivolga la sua attenzione verso l’interno e verso l’esterno, e quindi verso l’ambiente e la società, con fiducia e responsabilità. Siamo tutti in relazione ed interconnessi tra noi e con l’ambiente in cui viviamo. Costruire rapporti di fiducia richiede tempo e trasparenza. Relazioni d’affari corrette sono il vero valore aggiunto, precursore di legami commerciali anche di lunga durata. 

‘Questi valori, oggi, sono ancora più importanti – continua Storchi. La fiducia è fondamentale ed inevitabilmente nasce da buone relazioni. Fu Adriano Olivetti il precursore dell’umanesimo industriale. Una volta prese le redini dell’azienda, si fece promotore di un nuovo modo di concepire la fabbrica ed il lavoro. Attento alla qualità della vita, alla creazione di una reale comunità. produttiva, e alla realizzazione del bene comune. Grazie a relazioni interpersonali basate sull’etica e sul rispetto reciproco, siamo stati in grado di firmare tra Federmeccanica e Sindacati l’importante contratto dei metalmeccanici del 2016, che ha rappresentato un salto di paradigma nelle relazioni sindacali. Si è così passati dalla logica del conflitto alla logica della collaborazione e della piena partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda. L’umanesimo industriale applicato alle relazioni sindacali’.

‘Insieme di valori, rapporti e relazioni’: è questo l’umanesimo industriale nella visione ed esperienza di Valentina Bertazzoni, responsabile Stile e Comunicazione di Bertazzoni, l’azienda che nel mondo è sinonimo degli elettrodomestici per la cucina Made in Italy.

Un’impresa che quest’anno compie 140 anni rappresentando ‘il più  grande esempio che le soddisfazioni più significative si misurano nel tempo’. E nel tempo si costruiscono, proprio attingendo a quel patrimonio insieme ideale e pragmatico che l’umanesimo industriale porta con sé. Nel fare azienda, infatti, come ogni idea deve essere “calata a terra”, così ogni principio deve farsi concretezza e innervare tutti gli aspetti della  vita d’impresa. 

La condivisione dei valori è fondamentale tra chi lavora insieme per raggiungere un obiettivo – considera Valentina, sesta generazione della famiglia Bertazzoni -. A ciò s’aggiunge la coerenza quotidiana nei comportamenti, che è frutto di grande impegno e sacrificio. È proprio questa continuità che dà credibilità e forza alle relazioni. Del resto – aggiunge –, in tutte le realizzazioni importanti non c’è mai solo istinto e talento, c’è anche grande dedizione’. 

In questa visione, l’umanesimo è parte integrante del fare impresa e anche del fare industria. ‘Le aziende sono fatte di persone – ragiona infatti la giovane manager-imprenditrice –, così come i progetti. Sono la motivazione e il coinvolgimento delle persone che fanno raggiungere risultati superlativi’. Lei lo verifica quotidianamente nel suo lavoro di squadra. ‘Non pongo mai un tetto alle mie aspettative, perché vorrebbe dire porre un limite alle enorme risorse di quanti lavorano come me’. Con questo approccio, confida, ‘la maggior parate delle volte i risultati insperati arrivano, con grande soddisfazione di tutti’. 

A cementare una tale unità d’intenti, naturalmente, contribuiscono le relazioni, che ‘sono fondamentali in azienda, così come i valori condivisi, fra i quali la lealtà. Anzi, essa è tutto, nei rapporti all’interno e all’esterno dell’azienda – conclude Valentina Bertazzoni -, perché se viene a mancare si sgretolano le fondamenta su cui costruire il futuro’.

Dall’Emilia al Friuli Venezia Giulia, due altri esempi, di umanesimo industriale. Arriva da Carlo Dall’Ava noto produttore di prosciutti, con il marchio Dok, a San Daniele (Udine). ‘Offrire lavoro ad 80 famiglie è già umanesimo industriale’. 

Renato Railz, amministratore di Eurolls, azienda friulana le cui lavorazioni di super-finitura, i trattamenti ed i rivestimenti con cui vengono fabbricati i rulli sono il fiore all’occhiello dell’impresa, afferma: ‘Per noi l’umanesimo industriale si riferisce a quanto e cosa possiamo offrire a chi lavora con noi. Al di là dell’aspetto puramente retributivo, crediamo nelle sfide che ognuno può e deve affrontare. Penso che, quello che noi possiamo offrire, al di là dell’aspetto puramente retributivo, è una prospettiva di lavoro che sia coinvolgente e che incentiva gli spazi di crescita professionale. Garantiamo la possibilità di appassionarsi ad un mestiere, che sia operativo o di ufficio, non cambia nulla. Oggi è sempre più difficile trovare persone motivate e capaci, e quando si ha questa fortuna è quindi anche necessario che queste persone crescano e ricoprano ruoli sempre più centrali. Il capitale umano è il nostro valore primario, quindi cerchiamo di rendere al meglio l’ambiente di lavoro sotto tutti gli aspetti’.

Carlotta Giovetti, amministratore dell’emiliana Trenton: ‘Le cose che contano veramente sono quelle che non puoi toccare, che sfuggono ai normali sistemi di controllo e di pianificazione, ma che sono determinanti per il successo o l’insuccesso di un’impresa». Carlotta Giovetti misura la veridicità di queste asserzioni ogni giorno e in un contesto che più manufatturiero di così non si può. «Si pensi ai riti – osserva -. Un’azienda vive di riti, come per esempio quello della pausa caffè. Biasimarla o guardarla come l’attimo in cui si consolidano relazioni, in cui ciò che va o non va nei reparti viene a galla in tutta la sua veridicità?». E poi il ruolo e lo spazio dei miti: un altro tema che pare lontanissimo dalla pragmaticità della vita d’impresa e che, invece, «è determinante, in particolare nel passaggio generazionale» racconta l’imprenditrice, che quest’esperienza l’ha vissuta pienamente.


(FRASCHE)

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