(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Gorizia 16 luglio 2024 – L’ispirazione è arrivata da Henry Ford e dall’auto in cellulosa di canapa, la Hemp Car, alimentata a etanolo ricavato dalla canapa, che egli aveva ideato nel 1937, per poi metterla nel “cassetto” per le pressioni delle lobby che vedevano insidiato il proprio business da una materiale così innovativo. Un’ispirazione che è stata poi rafforzata dalla consapevolezza che sino ai primi del Novecento l’Italia era secondo produttore al mondo di canapa, dopo la Russia. E non da ultimo, un altro “segno”: in Friuli Venezia Giulia, a Gorizia, dove è insediato lo spin off dell’azienda madre, esiste un Consorzio friulano della canapa. La possibilità di creare una filiera, quindi, potrebbe non essere una chimera.
Sono alcuni degli elementi sostanziali all’origine del nuovo e ambizioso progetto di Led Lucks e del suo presidente Dino Feregotto, una realtà che in soli dieci anni si è imposta sui mercati internazionali pur operando in un settore, quello dell’illuminotecnica, estremamente competitivo. In questi due lustri, non solo ha organizzato la presenza su 30 Paesi e ha sviluppato soluzioni innovative per l’illuminazione degli spazi interni di lavoro, in aziende, fabbriche, scuole, aree ricreative, ospedali, ma Led Lucks ha anche dato vita a Led Lucks Italia, con sede in Slovenia, sul confine con Gorizia, e un obiettivo preciso: ricercare e sperimentare materiali innovativi per la costruzione di lampade ecosostenibili e compatibili con un’economia green.
«La ricerca e l’applicazione che è agli stadi più avanzati è quella relativa all’utilizzo della canapa – spiega il presidente Dino Feragotto -. Dal canapulo, cioè il gambo della canapa ad uso industriale, si estrae, con processi esclusivamente meccanici, la cellulosa che poi, compressa, dà origine a un materiale simile all’acetato. Ora è usata per piccoli oggetti, come gli occhiali, ma nessuno aveva pensato a un suo utilizzo per realizzazioni più grandi». L’idea di Led Lucks Italia di utilizzarla per lampade di grandi dimensioni è dunque completamente nuova, così come lo studio sia dei processi per ottenere la materia prima in modo sostenibile e conveniente, sia dei processi di produzione industriale utilizzanti le plastiche ricavate dai vegetali, canapa in primis.
«Parallelamente abbiamo iniziato i test per verificare la rispondenza alle normative e per procedere ad ottenere tutte le certificazioni per l’utilizzo di queste materie, i primi risultati dei test sono tutti a favore di questa innovazione, così come le prove per le lavorazioni su processi industriali quali l’estrusione», prosegue l’imprenditore. Tutte tappe che hanno già condotto l’azienda a una fase prototipale, poiché il primo obiettivo è «utilizzare la cellulosa di canapa nelle lampade in cui attualmente si adopera l’alluminio». La differenza del costo finale è stimata attorno al 30% e, quindi, assolutamente proponibile in un mercato che sta ricercando queste soluzioni.
«La domanda c’è, in particolare nei mercati del Nord Europa dove siamo già ben presenti e dove vi è una spiccata sensibilità ecologica», spiega Feregotto, che un anticipo di questo interesse l’aveva colto nel successo ottenuto dalle sperimentazioni effettuate con il progetto Diva Interreg Italia-Slovenia.
«Contiamo di uscire con una pre-serie di queste nuove lampade all’inizio del prossimo anno», anticipa l’imprenditore, che intanto ha associato l’azienda al Consorzio friulano della canapa attivo in Friuli Venezia Giulia. Un passo per cominciare a saggiare la possibilità di costruire una filiera corta tra l’approvvigionamento della materia prima e la realizzazione del prodotto da commercializzare.


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