Cookie Policy FVG. «NON LUOGO A PROCEDERE» PER UN EX DIPENDENTE CITATO IN GIUDIZIO PER ACCESSI INFORMATICI CONSIDERATI NON AUTORIZZATI - Tilancio

FVG. «NON LUOGO A PROCEDERE» PER UN EX DIPENDENTE CITATO IN GIUDIZIO PER ACCESSI INFORMATICI CONSIDERATI NON AUTORIZZATI

FVG. «NON LUOGO A PROCEDERE» PER UN EX DIPENDENTE CITATO IN GIUDIZIO PER ACCESSI INFORMATICI CONSIDERATI NON AUTORIZZATI

(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Udine 20 giugno 2024 – Sentenza di non luogo a procedere per un ex dipendente, difeso dall’avvocato David D’Agostini, che era stato querelato da un’azienda friulana per accessi non autorizzati al sistema informatico aziendale in un periodo compreso tra la messa in cassa integrazione del dipendente e quella del licenziamento, con fatti che sarebbero stati compresi tra la fine del 2020 e il primo semestre del 2021. 

Dopo tre udienze in camera di consiglio, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste ha emesso sentenza di non luogo a procedere, perché «gli elementi posti a sostegno dell’ipotesi di reato non consentono di sostenere proficuamente l’accusa in giudizio e non appaiono suscettibili di una probabile validazione processuale».

Una conclusione che rappresenta «un ottimo risultato – commenta l’avvocato D’Agostini -, anche in ragione del fatto che l’iter del procedimento è stato piuttosto travagliato». Dopo la perquisizione e il sequestro di materiale informatico all’ex dipendente, infatti, «l’analisi forense aveva inizialmente escluso responsabilità penali. Tuttavia, l’ex datore di lavoro – ricostruisce il difensore – ha presentato opposizione all’archiviazione e il Gup nell’estate del 2023 ha disposto un’integrazione delle indagini». A seguito di tale azione investigativa, «la Procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio – prosegue l’avvocato -. Dopo le tre Camere di Consiglio, comunque, anche il pubblico ministero si è convinto che gli elementi a carico del mio assistito non erano tali da consentire una ragionevole previsione di condanna». 

Chiusa positivamente, dunque, una vicenda che aveva assunto una piega decisamente critica, poiché l’accusa aveva contestato una pluralità di accessi abusivi al sistema informatico aziendale e il presunto reato risultava aggravato dall’abuso della qualità di operatore del sistema, con una pena prevista da uno a cinque anni di reclusione. 

Nella sentenza di «non luogo a procedere», il giudice rileva che «dagli atti dell’indagine e dagli esiti dell’esame dell’imputato, appare consentito evincere che nel periodo intercorrente tra il provvedimento di collocamento in cassa integrazione e il successivo licenziamento» all’ex dipendente «vennero comunque affidati, pur informalmente, incarichi di affiancamento del soggetto designato alla sua sostituzione». E «la natura delle operazioni e degli accessi informatici posti in luce dall’informativa integrativa della polizia postale si rivelano complessivamente compatibili con le incombenze che ha continuato a svolgere in tale fase di transizione della società e in accordo, quantomeno presunto, con le indicazioni dell’amministrazione». 

Nella foto di copertina: David (a sinistra) e Diego D’Agostini

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