GIOVETTI: QUANDO UNA GIOVANE DONNA AL VERTICE AZIENDALE FA LA DIFFERENZA

GIOVETTI: QUANDO UNA GIOVANE DONNA AL VERTICE AZIENDALE  FA LA DIFFERENZA

L’amministratore delegato e socio unico dell’azienda emiliana Carlotta Giovetti racconta il suo imprinting imprenditoriale, un mix tra visione e tecnicità

La prima donna alla guida di Trenton, l’azienda di famiglia, e da maggio 2022 anche il socio unico, dopo due anni da capitana di un business molto tecnico: meccanica per l’agricoltura e il movimento terra. Complessivamente 150 persone impiegate, per la maggior parte uomini, e divise nei tre stabilimenti della società sugli Appennini modenesi: a Frassinoro, Fanano, e un ufficio anche in città, a Castelfranco Emilia. 

Carlotta Giovetti, formazione giuridica e coach certificato, interpreta questo suo ruolo fondandolo su alcuni precise linee guida: essere donna è una ricchezza; cultura e interesse non direttamente connessi con il mondo economico e manageriale possono essere una risorsa strategica proprio all’interno dell’impresa; l’azienda deve mantenere le radici e allo stesso tempo trasformarsi in senso industriale. 

«Sin da subito ho puntato all’equilibrio», specifica delineando il suo tratto manageriale. «Le radici e il passato in un’azienda sono importanti, perché essa è l’espressione delle anime degli imprenditori che si sono succeduti nella guida. Ma proprio per questo ognuno deve apportare il proprio contributo e il mio è nella direzione della trasformazione verso un modello estremamente organizzato e replicabile, industriale. Il che non significa assolutamente rigido. È, anzi, la quintessenza della flessibilità, perché pronto a modificarsi ogni qual volta sia necessario». 

La sua è una ricchezza progettuale che nasce dalla capacità di raccogliere e analizzare input differenti. «Ho tenuto presente un suggerimento che ci fu dato in un master: nella vita dovete studiare ciò che vi sembra inutile, perché quando diventerà utile dovrete essere già preparati, altrimenti non sarete in tempo per averne benefici». Per Giovetti ciò ha significato «esplorare molti settori del sapere anche lontani da ciò che si occupa la mia azienda, perché sono una forza che può riversarsi nella mia realtà». Il suo essere donna non lo ha mai percepito, poi, come un limite. Anzi. «Nessuno si aspetta da me che mi comporti come un uomo e questo mi facilita – sostiene -, perché il dialogo con le parti è autenticamente improntato all’ascolto. Gli altri devono capire ciò che voglio e il mio modo di ragionare, io sono attenta a comprendere il loro». Di suo, si riconosce la capacità «di programmare» e, conseguentemente, «di mettere a fattor comune tutte le importantissime e valide competenze tecniche che può vantare l’azienda». Un incrocio tra visione e pragmaticità che trova ogni giorno l’equilibrio per costruire una pagina nuova. 

Come quella che l’azienda sta scrivendo con il corso di formazione che ha attivato mettendo in sinergia le proprie risorse con quelle delle istituzioni del territorio. «C’è un problema: non si trova personale adeguatamente formato e disposto anche a lavorare in montagna», spiega l’imprenditrice. «Abbiamo cercato così una soluzione costruttiva, promuovendo con soggetti del territorio un corso gratuito professionalizzate di 80 ore per disoccupati o giovani in cerca di occupazione». Almeno quattro partecipanti ogni dieci saranno assunti in qualità di addetti alle lavorazioni macchine. «È un progetto nuovo, unico e funzionale – commenta Giovetti-, che cerca di creare un mercato del lavoro inclusivo, indirizzato in particolare ai Comuni limitrofi agli insediamenti aziendali, per generare occupazione del territorio sul territorio», conclude. Una filosofia che, in un’epoca in cui la difficoltà a reperire manodopera è generalizzata e trasversale ai settori, Giovetti ha illustrato recentemente intervenendo come relatore all’evento «Fabbrica futuro» svoltosi a Bologna e focalizzato sulle nuove sfide: tecnologie, modelli organizzative e persone. 

Leave a Reply

Your email address will not be published.