Cookie Policy Industria. Ex Ilva. Un metodo 'Donat-Cattin' per la crisi: il coraggio della decisione e l'orgoglio industriale. Il richiamo forte di Bettini - Tilancio

Industria. Ex Ilva. Un metodo ‘Donat-Cattin’ per la crisi: il coraggio della decisione e l’orgoglio industriale. Il richiamo forte di Bettini

Industria. Ex Ilva. Un metodo ‘Donat-Cattin’ per la crisi: il coraggio della decisione e l’orgoglio industriale. Il richiamo forte di Bettini

Ti Lancio da Roma 29 luglio 2026 – In un momento in cui l’ex Ilva rischia il ridimensionamento definitivo o la chiusura forzata, il richiamo del numero uno di Federmeccanica, Silvano Simone Bettini, al celebre monito espresso da Carlo Donat-Cattin nel 1980 — quando ricordò che l’Italia ha una vocazione industriale e non “silvo-pastorale” — torna a essere straordinariamente d’attualità.  

‘Oggi più che mai, nella vicenda dell’ex Ilva serve quella determinazione politica che non si nasconde dietro ai cavilli burocratici o alle soluzioni temporanee, ma sceglie con coraggio di difendere l’identità e il futuro industriale dell’Italia’ afferma fortemente preoccupato Bettini per la sorte di circa 15.000 famiglie a Taranto, nel caso l’ex Ilva dovesse chiudere.

Ma quanto e come un approccio alla Donat-Cattin potrebbe servire oggi nella complessa partita del colosso siderurgico di Taranto?

Carlo Donat-Cattin è stato un politico che ha sempre rivendicato il ruolo guida dello Stato nei momenti di transizione e crisi sistemica. Applicare la sua visione oggi all’ex Ilva significherebbe superare la logica dei continui prestiti ponte e dei rattoppi d’emergenza. Servirebbe un approccio in grado di stabilire una presenza diretta, assumersi la responsabilità della gestione e definire un piano industriale chiaro con obiettivi certi (come il ritorno a 6 milioni di tonnellate di produzione).

Donat-Cattin vedeva la grande industria manifatturiera non come un costo, ma come la spina dorsale della sovranità economica nazionale. Cedere sul fronte dell’acciaio significa arrendersi a un’Italia deindustrializzata, costretta a dipendere dalle forniture estere per alimentare i propri distretti meccanici. Evocare la sua figura serve a ricordare che la siderurgia è un asset strategico irrinunciabile: se si spegne la produzione primaria a caldo, si compromette l’intero patrimonio manifatturiero del Paese.

Uno dei tratti distintivi di Donat-Cattin era la capacità di mediazione unita alla fermezza decisione: non ammetteva che la politica abdicasse alle proprie responsabilità. Di fronte al rischio di chiusura dell’impianto per via giudiziaria o a causa di spinte ambientaliste estreme, una leadership “alla Donat-Cattin” interverrebbe per conciliare tutela dell’ambiente e continuazione della produzione, creando aree di protezione e scudi operativi per mettere in sicurezza gli impianti mentre si completa la transizione verso l’acciaio green.

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