Cookie Policy Siderurgia. India. Mentre l'Italia 'gioca' sul suo futuro siderurgico, l'India corre e diventa il motore del mondo - Tilancio

Siderurgia. India. Mentre l’Italia ‘gioca’ sul suo futuro siderurgico, l’India corre e diventa il motore del mondo

Siderurgia. India. Mentre l’Italia ‘gioca’ sul suo futuro siderurgico, l’India corre e diventa il motore del mondo

Ti Lancio dall’India 29 luglio 2026 — Mentre in Italia la siderurgia continua a rimanere incagliata in un estenuante contenzioso infinito tra verdetti giudiziari, decreti d’urgenza e tavoli di crisi, nel resto del pianeta l’acciaio viaggia ad altre velocità. La parabola dell’Ex ILVA di Taranto — tra la recente ordinanza della Corte d’Appello di Milano che impone lo spegnimento dell’area a caldo entro 90 giorni e le contromisure del Governo — restituisce la fotografia di un Paese che “gioca” con il proprio asset industriale strategico, ignaro del fatto che il mercato globale non aspetta i tempi della burocrazia tricolore.  

La spinta di Nuova Delhi: +7,4% e piano infrastrutturale

Mentre l’Europa arranca e l’Italia rischia di spegnere definitivamente i propri altiforni primari, l’India si conferma il vero motore mondiale dell’acciaio. I dati dei principali osservatori internazionali certificano la costante ed esponenziale espansione del gigante asiatico, che viaggia a ritmi di crescita del +7,4% nella domanda e nella produzione di acciaio.

A spingere le acciaierie indiane non sono miracoli temporanei, ma una precisa strategia di politica industriale: enormi investimenti statali in infrastrutture. Ponti, ferrovie, porti e la modernizzazione delle grandi arterie stradali stanno assorbendo volumi record di acciaio strutturale.

 Il boom dell’automotive: la produzione e la domanda interna di autoveicoli continuano a crescere a ritmi serrati, trainando il consumo di acciai speciali e laminati di alta gamma.  

Il contrasto è stridente. Se Nuova Delhi costruisce la propria sovranità industriale rafforzando la filiera interna, l’Italia rischia di smantellarla in nome dell’incertezza normativa. Ogni fermata d’impianto o stallo sui piani di rilancio dell’Ex ILVA non fa che trasferire quote di mercato all’estero.

Come sottolineano da tempo gli imprenditori e i vertici della meccanica nazionale, fare a meno dell’acciaio primario manifatturato in Italia non significa eliminare il bisogno di acciaio, ma spostare l’approvvigionamento verso Paesi extra-UE. Una scelta che espone le imprese del Made in Italy a costi di trasporto esorbitanti, dazi sulle quote d’importazione e rincari delle materie prime.

Finché la politica e la giustizia italiane continueranno a trattare la siderurgia come una patata bollente da scaricarsi a vicenda, il divario con le potenze industriali emergenti continuerà ad allargarsi. E il rischio è che, quando ci si accorgerà di quanto l’acciaio fosse indispensabile per l’economia nazionale, sarà troppo tardi per riaccendere i motori.

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