Cookie Policy ATTUALITA'. LAZIO. MATURITÀ 2026, PAVESE E LO SPIRAGLIO DI LUCE: PERCHÉ QUEL "PASSAGGIO" PER PIAZZA DI SPAGNA CI DÀ SPERANZA - Tilancio

ATTUALITA’. LAZIO. MATURITÀ 2026, PAVESE E LO SPIRAGLIO DI LUCE: PERCHÉ QUEL “PASSAGGIO” PER PIAZZA DI SPAGNA CI DÀ SPERANZA

ATTUALITA’. LAZIO. MATURITÀ 2026, PAVESE E LO SPIRAGLIO DI LUCE: PERCHÉ QUEL “PASSAGGIO” PER PIAZZA DI SPAGNA CI DÀ SPERANZA

(Ti Lancio da Roma) Roma 18 giugno 2026 – La scelta di Cesare Pavese per la prima prova della Maturità 2026 non è soltanto un doveroso omaggio a uno dei giganti del nostro Novecento. In un’epoca che spesso fatica a trovare le parole per raccontare il dolore, la fragilità e l’angoscia del futuro, la comparsa sui banchi di scuola di “Passerò per Piazza di Spagna” accende una luce inattesa. Ci dà speranza.

Fa sperare perché mette i ragazzi davanti alla vulnerabilità di un uomo che soffrì moltissimo per amore, ma che proprio sull’orlo del baratro, prima del buio totale, seppe riconoscere l’unica cosa per cui, dopotutto, vale davvero la pena vivere: la bellezza pura, l’istante in cui la vita canta.

La lirica preselta per l’esame di Stato, datata 18 marzo 1950, appartiene alla celebre e dolorosa raccolta “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, dedicata all’attrice statunitense Constance Dowling. Si tratta dell’ultimo, disperato amore dello scrittore piemontese. Sappiamo come andò a finire: ad aprile Constance tornerà negli Stati Uniti, e il 27 agosto di quello stesso anno Pavese compirà il suo tragico destino in una stanza dell’Hotel Roma a Torino.

Eppure, in mezzo a quell’orizzonte cupo, dominato da presentimenti di suicidio e da una “terra che dolora e che tace”, “Passerò per Piazza di Spagna” funziona per contrasto. Diventa uno straordinario e potente eversore del dolore. A Roma esplode la primavera, compaiono i fiori spruzzati di colori, le rondini, le terrazze. Il silenzio dell’angoscia lascia il posto al suono: “le scale le terrazze le rondini canteranno nel sole” e persino “le pietre canteranno”.

In quel preciso istante, la donna amata non è l’anticamera della morte. Pavese le si rivolge al futuro: “Sarai tu, ferma e chiara”.

È un richiamo alla vita potente, anche se purtroppo fatuo per il destino personale del poeta. Ma è proprio qui che risiede la scintilla per i ragazzi che oggi affrontano il loro primo vero bivio generazionale.

Pavese ci insegna che l’amore, anche quando è doloroso, anche quando squarcia e diventa “tenebra”, conserva in sé la facoltà miracolosa di riaprire i sensi al mondo. Nel momento in cui il poeta immagina il domani in quella piazza romana che conosceva bene – per averci lavorato negli anni ’40 per la casa editrice Einaudi – egli sta compiendo un atto di fede laico verso l’esistenza. Sta dicendo che, nonostante tutto, c’è una “chiarezza” che merita di essere cercata.

Portare questo testo alla Maturità significa dire ai ventenni di oggi che la sofferenza fa parte del percorso, che l’amore può fare paura e fare male, ma che la capacità di meravigliarsi davanti a un cielo di rondini o al sorriso di chi si ama è l’unica vera difesa che abbiamo contro il vuoto. Pavese non si è salvato, ma la sua poesia è lì a ricordare a chi resta che c’è sempre una Piazza di Spagna che ci aspetta, immobile nel sole, pronta a cantare. E che finché saremo capaci di vederla, varrà sempre la pena vivere.

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