Cookie Policy POLITICA. LOMBARDIA. IL PROSSIMO SCENARIO GLOBALE USA ALLA VIGILIA ELETTORALE, UNA DISAMINA DI FRANCESCO ROTONDI E VITO ROTONDI - Tilancio

POLITICA. LOMBARDIA. IL PROSSIMO SCENARIO GLOBALE USA ALLA VIGILIA ELETTORALE, UNA DISAMINA DI FRANCESCO ROTONDI E VITO ROTONDI

POLITICA. LOMBARDIA. IL PROSSIMO SCENARIO GLOBALE USA ALLA VIGILIA ELETTORALE, UNA DISAMINA DI FRANCESCO ROTONDI E VITO ROTONDI

(Ti Lancio dalla Lombardia) Milano 16 settembre 2024 – ELEZIONI USA: UNA VISIONE EURISTICA DELLA DEMOCRAZIA SOCALE TRA DIRITTO ED ECONOMIA.

La paura di perdere induce entrambi i candidati alla presidenza USA alla ferocia della comunicazione nell’attuale scenario di caos e divisione che aleggia sull’elettorato, dinnanzi alla imminente prova di democrazia di novembre 2024. Il pensiero giuridico-economico va alla dignità della Storia da scrivere, propenso al futuro, oltre il confronto televisivo Biden Trump ad Atlanta in Georgia del 27 giugno, il vertice NATO dal 9 all’11 luglio a Washington e anche oltre il passo indietro di Biden e il passaggio del testimone a Kamala Harris di domenica 21 luglio! Bisogna comprendere ora, il momento del poi anche oltre il monito, alla cronaca, sulla copertina del settimanale britannico Economist del 6 luglio: No way to run a country / Non è il modo per guidare un Paese. L’osservazione delle prossime elezioni negli USA è un crocevia di significati e studi sul futuro del Mondo che si ritroverà poi. Il poi è l’oltre, è il dopo che sarà compiuto l’originale furore agonistico espresso nell’assalto all’elettorato per la ricerca del consenso. Indubbia l’accelerazione impressa oggi dalla Storia anche per gli USA, in un mondo su cui incombono sfide geopolitiche espresse e latenti. Gli USA appaiono vivere una congiuntura di relativa discesa di potenza sulla scena mondiale, le cui elezioni, comunque andranno, esprimono un Paese con un atteggiamento di minore solidità nella tutela dell’equilibrio del Mondo rispetto agli ultimi 80 anni. Ad una prima lettura vi sono troppi conflitti di interesse concomitanti nella vita degli USA, dentro e fuori il paese, per poterne comporre una sintesi completa. La politica elettorale offerta e raccolta dagli elettorati appare talvolta semplificatrice e schematica, tale da confondere i pensieri. Nella realtà non si è di fronte ad un esperimento di ingegneria sociale; anzi abbiamo l’espressione compiuta del bipolarismo della scelta, nel senso di due poli antagonisti, che rappresenta l’autentica e spietata fase di confronto per chi sarà alla guida del Paese. Una concentrazione di energie, risorse, strumenti e meccanismi in dinamica evoluzione per spiegare una scelta. Una scelta sul mondo vastissimo raccontato diversamente dal passato perché questo si trasformi nel futuro.

Il sentire di un Paese e di un Popolo non può essere considerato un vulnus alla democrazia, non è una malattia e deve potere essere espresso attraverso le elezioni. Senza retorica, le elezioni esprimono un diritto, un privilegio dei Popoli per la cui conquista si sono mobilitati, proprio quei Popoli avvicendatisi nella Storia, per potersi rappresentare come Democrazie di Cittadini nei loro desideri, bisogni, aspettative e prospettive. Sono loro, i Popoli, che hanno costruito quel Paese nei modi e nelle attuali forme tramite ideologie e solennità, cultura e istituzioni, certezze e timori e ne sono divenuti Cittadini. Il dibattito sulle elezioni non può sopire il diritto e il sentire di un Paese. Seppure gli orientamenti dei Popoli cambino di legislatura in legislatura la Repubblica e le Istituzioni nel loro funzionamento sono costruite per essere sé stesse con ogni governo. Tutto ciò vale, con maggiore enfasi, se si tratta degli USA per un’infinità di ragioni. Senza difettare di esercizio intellettuale, una riflessione sulle elezioni non può officiare primati o giudizi; certamente non si può confondere valori con convenzioni, istituzioni con aggregazioni, regole con opinioni, sensazioni con persuasioni. Inoltre, non è da escludere che tra i rischi di una comunità, da sempre, vi fosse anche quello di trovarsi fagocitata in una situazione di disagi interdipendenti e di equilibri instabili dei poteri. Ciò anche a causa proprio della esasperata condizione di ricerca dei consensi da parte di chi ne desidera la sua guida, con strumenti moderni superiori a quelli del “Pifferaio Magico”. È bene dire alle candidature: “the floor is yours!  The chair is…”. 

Incontrando un anziano professore di Economia Internazionale e preannunciando a lui proprio questo articolo sulle elezioni americane, con un sorriso accademico ha detto: <<bene, lo leggerò così capirò chi vincerà le elezioni!>>. Potrebbe essere difficile sapere ciò che non sanno neppure i contendenti alla luce dei numerosi “se concatenati” e delle ipotesi condizionanti l’esito delle elezioni. Il centro della riflessione è umano-scientifico-giuridico-economico e origina da trasformazioni sociali, istituzionali, economiche, tecnologiche che propongono nuovi esami alle civiltà, cittadinanze, democrazie e diseguaglianze sociali. E se la storia del mondo moderno fosse anche oggi di passaggio negli USA? Se la memoria non riuscisse a svelare i segreti del futuro? Se le trasformazioni in atto avessero conseguenze positive? Se il “deep state” prevalesse nella conservazione dello status quo? E se le scelte del Popolo e dei Cittadini disponessero di uno Stato Istituzionale dotato di contrappesi tali da preservare l’equilibrio dei poteri e il bene della democrazia riproponendo percorsi lineari? Comunicare “many to many” a livello sociale indebolisce intermediari, imitatori, pseudo-rappresentatività, figure retoriche ripetitrici, offerte da strutture sociali e organismi di obiettivi congiunti?  Sì, è la risposta per tutte le domande! Nell’attuale scenario le notizie non appaiono filtrate e, ove lo fossero, l’individualismo conia nuovi canoni per colmare il vuoto dell’incertezza sociale ben oltre le “ragionevoli speranze”. Inoltre, l’individualismo anche elettorale opera nella scienza della vita, dell’economia, del diritto. L’individualismo influenzato dall’iper-persuasione si libera da partizioni tradizionali, da preoccupazioni, disperazioni; crea frammentazione e dispersione sociale. L’individuo ricerca prospettive e giunge alle intersezioni degli altri individui sul futuro stesso, misurandole con soggettività, nella dimensione singolare dell’agire. Le intersezioni tra individui si ritrovano nel passaggio dal capitalismo di accumulazione novecentesco al capitalismo della sorveglianza del nostro secolo, a maggior ragione, anche tra le ultime, nelle elezioni senza perdere fiducia nello Stato. Il problema non è certamente il potenziale ripensamento di alcuni donatori e finanziatori dei partiti alla luce del fenomeno degli elettori “double haters”. Coloro che non voteranno nessuno dei due candidati in lizza, potrebbero eleggere il “king maker” del presidente drenando voti preziosi al suo concorrente. Tra questi si ritrovano: Gretchen Whitmer, governatrice del Michigan con influenze in Pennsylvania e Wisconsin; oppure Robert F. Kennedy jr. accreditato dai sondaggi tra il 10% e il 15%. Inoltre, alcuni neppure voteranno.

L’elezione USA è la scrittura di una nuova pagina della civiltà in cammino, alla ricerca di un percorso lineare di narrazione pubblica: l’aggregazione collettiva di individui con l’eredità puritana che ne personalizza il loro paese. Non si può temere la Storia e nessuno, neppure la candidatura più longeva è libera delle sue servitù. La memoria storica non può essere un esercizio ripetibile ed incondizionato da cultura, competenze, pratica, tecnologia, etc. Agli occhi del Mondo è la realtà di un Paese coinvolto nel rapporto elettorale dove i candidati della rappresentatività occupano la scena Paese-Stato in modalità diversa rispetto al lascito del passato. Tale diversa modalità riflette uno specchio del Paese e dello Stato obbligati al crocevia elettorale le cui correzioni interverranno anche dopo novembre. I due candidati alla Casa Bianca entrambi avevano espresso identiche parole:<<il giudizio verrà dal voto, il 5 novembre>>! Entrambi sono consapevoli che la corsa elettorale secondo le rilevazioni demoscopiche potrebbe dipendere da alcune centinaia di migliaia di voti polarizzati in meno di 7 stati dell’Unione di 50. Tutto è funzione continua di variabili operanti compresi i confronti diretti televisivi tra i due antagonisti. il primo “debate” sulla CNN, dello scorso 27 giugno da Atlanta Georgia sappiamo come è andato; il secondo programmato ad inizio settembre, a questo punto Trump/Harris, sulla ABC News, potrebbe ancora influenzare il voto.  

Presumibilmente, non dovrebbe esserci niente altro al mondo in grado di far dubitare profondamente della identità di un paese meno che le sue libere elezioni, il suo elettorato e la scelta di rappresentatività espressa dalla maggioranza. È un’autobiografia della democrazia! Del resto, l’impegno elettorale dei leader politici cambia la vita quotidiana della repubblica e tale appare anche la condizione della cittadinanza sociale.

In tutte le civiltà della Terra gli individui, le collettività, le istituzioni eseguono esercizi mentali, sociali, culturali, educativi per amplificare, celebrare disciplinare l’area della consapevolezza del bene civile, fino a raggiungere il limite di esaltarne il diritto specifico del progresso congiunto, della mutua crescita, del benessere degli elettori. Loro avranno delegato alla rappresentatività, con le elezioni, gli eletti che hanno espresso la propria leadership per conquistarne il consenso. È materia di Labour Governance tra Diritto, Società ed Economia. 

Siamo sicuri che negli USA questo stia accadendo? Sembrerebbe che per alcuni in USA sia ancora in atto la vibecession (Vibe Recession), un termine coniato nel 2022 per esprimere una percezione sbagliata secondo cui le opinioni negative sullo stato dell’economia e del benessere del Paese non siano corrispondenti ai dati effettivi, originando un’idea errata. Ovvero uno scenario in cui l’atmosfera generale e il sentimento diffuso, “vibe”‘, dell’economia avvertono una recessione nonostante i dati economici risultino positivi. Tale sentimento di disallineamento tra il percepito sull’economia dagli Americani e i dati macroeconomici del Paese risulterebbe un credo diffuso presso il 56% del popolo USA e presso il 40% dei Democratici: il partito di Joe Biden, il presidente in carica. Siamo certi di non conoscere tutto ciò che veramente accade anche in materia di interferenze elettorali coperte come descritte da David Shimer in “Rigged” (truccato) – America, Russia and One Hundred Years of Covert Electoral Interference” un libro pubblicato nel 2020 sui tentativi di influenzare le elezioni sperimentati da Yeltsin fino ad Obama.

Il pensiero moderno del giurista e dell’economista è esteso anche al tema sociale e comportamentale, comprensivo del disallineamento tra le percezioni sull’economia e gli indicatori che la spiegano. Il pensiero esteso giuridico-economico si pone oltre il contesto dei mercati, dei redditi, dei debiti e dei capitali, con PIL e Borse crescenti da due anni, disoccupazione ai minimi e inflazione calante. Si configura anche contemplando e regolamentando la tecnologia nel vortice delle trasformazioni globali, su più dimensioni. Si conferma l’idea di come non sia possibile neppure rimanere neutri sui giudizi senza considerare le intersezioni elettorali con le percezioni sociali, le loro interferenze etc. Non si dovrebbe, e neppure potrebbe, negare attenzione a cambiamenti e pericoli, vantaggi e disagi derivanti dall’azione dei fenomeni di suggestione. Anche essi ricorrenti nella società reale e in atto a vari livelli di iper-persuasione. Fenomeni che sono fattori essi stessi di rischio con il potenziale innesco di variabili cumulabili, pericolose per gli USA e su scala mondiale. Un esempio sia la preoccupazione sullo stato di salute di Biden espresso in UE, alla NATO e la sua sostituzione annunciata etc. Saremmo da tempo ben oltre il “rischio domestico”, considerato un dato endogeno, con l’illusione di poterne governare il controllo, perché dentro le mura di casa. È dato emerso anche al recente G7 tenuto in Italia. E se non fosse così? E se, invece da sempre, per la civiltà mondiale esistesse l’imprevedibilità della Storia, senza averne avuta la consapevolezza, la mappatura, la netta visibilità di ora… È allo stesso tempo verosimile il pensiero di Philip Zelikovin “The Atrophy of American Statecraft”, professore all’Università di Stanford, già diplomatico per cinque amministrazioni presidenziali, secondo cui: “l’epoca attuale di crisi sfida gli USA e gli altri paesi del mondo libero più di ogni altra cosa lo abbia fatto negli ultimi sessanta anni. Essi dovranno coltivare nuove qualità di practical leadership”. Sic!

Inoltre, ed ecco il valore della Storia, si ricava il valore del contenuto espresso durante l’epidemia COVID da George Packer nel 2021 in “Last Best Hope: America in crisis and renewal”: << è luogo comune in questi giorni sentire la gente parlare di America malata, morente, alla fine… Le cose dello stesso genere furono dette nel 1861, nel 1893, nel 1933 e nel 1968. La malattia, la morte, è sempre una condizione morale. Io non penso che stiamo morendo>>.

Gli Stati Uniti rappresentano la più grande economia mondiale, la principale potenza geopolitica: sono il paese tecnologicamente più avanzato e centro di gravità per i mercati finanziari. Le elezioni americane di novembre 2024 hanno rilevanza globale. Al di là dei giudizi individuali, l’età, la formazione, i processi legali in corso, i certificati di salute, la volgarità degli scambi, i budget di risorse raccolte, la valutazione di una possibile sostituzione in corsa per Biden che a questo punto potrebbe favorire il suo partito, le interferenze etc. rendono particolari queste elezioni. A tutt’oggi nessuna delle due candidature pare godere di netta supremazia per popolarità rispetto all’altra; tuttavia, entrambe esprimono due parti antagoniste tra loro nel Paese. Gli americani voteranno anche per i membri del Congresso, l’organo legislativo costituito da Camera (435 esponenti, tutti da rieleggere) e Senato (100 senatori, di cui solo una parte verrà rinnovata). Al momento i Repubblicani controllano la Camera e i Democratici il Senato. Questa divisione si è riproposta di frequente in passato e può essere determinante, principalmente sulle decisioni di politica interna, obbligando a compromessi per le proposte più divisive. Grande autonomia nel sistema americano è assegnata al Presidente per la politica estera e la sicurezza: l’introduzione dei dazi nei confronti della Cina, del blocco commerciale su alcuni componenti ad alto contenuto tecnologico e sulla scena geopolitica. Ad oggi i sondaggi parrebbero indicare un leggero vantaggio per Trump, ma l’esperienza passata insegna che, soprattutto per quanto riguarda la scelta del Presidente, le preferenze degli elettori mutano nel corso della campagna elettorale, rendendo di scarsa utilità le previsioni fatte qualche mese prima. Per esempio, i candidati favoriti in primavera hanno poi perso le elezioni nel 1980, 1988 e 1992. Addirittura, nel 1988 il democratico Michael Dukakis che poi perse, aveva ottenuto fino alla fine di luglio un vantaggio di 17 punti su Bush. Oggi, Harris e Trump offrono indicazioni programmatiche opposte su molti fronti: se Harris fosse eletta come continuità di Biden rinnoverebbe gli sforzi contro i cambiamenti climatici e le disuguaglianze; ove il Presidente fosse Trump, sembrerebbe più concentrato su contenimento dell’immigrazione, nuovi dazi, deregulation della finanza e riduzione di impegni finanziari e tassazione.

Oggi viviamo un’epoca resa difficoltosa per le affinità “elettive”, per eccesso di velocità digitale dei giudizi emotivi, anche a causa della prevalente drammatizzazione di argomenti, talvolta amplificata a livello di spettacolarizzazione di “una verità” resa accattivante, interessante e teatralizzata. Lo scopo è catturare attenzione e porsi in condizione per divenire più convincenti su ogni scena sia in grado di virtualizzare “una verità” e renderla realtà percepita per ottenere il consenso. Si pensi a Taylor Swift, cantautrice da Eras Tour miliardario, titolare di un documentario Miss Americana. Lei risulterebbe figura in grado di esprimere endorsement presidenziale.  Sul fronte nostalgico e romantico del passato tradizionale e autentico, appare Ballerina Farm, al secolo Hannah Neeleman: Mrs American, identità con oltre nove milioni di followers su Instagram. Un’espressione digitale delle traditional wives della società rurale americana che rappresenta l’11% dei voti raccolti dal Presidente alle ultime elezioni.  Né Miss Americana, né Mrs American sono figlie dell’utopia, anzi esse costituiscono l’esame delle elezioni americane per la società veloce del XXI secolo. Velocità di singole frasi, con contrazione di volatilità che trascorre tra una notifica su smartphone e la successiva sui social; slogan, frasi ad effetto, neologismi, perifrasi spezzate spesso fuori contesto, fuorvianti insulti, forse funzionali a dirigere il consenso verso una scelta dell’elettorato. O tempora, o mores! Fenomenale palcoscenico quello del 28 marzo 2024 con Barack Obama (63 anni), Bill Clinton (77 anni) e Joe Biden (81 anni), quest’ultimo con il minore tasso di popolarità tra i tre, che si sono presentati al Radio City Music Hall di New York. Loro tre dinnanzi ad un pubblico di 5000 persone per la raccolta fondi prevista di oltre 25 milioni di dollari per la campagna elettorale. Nel mese di maggio la raccolta complessiva del Presidente Biden è stata pari a 85 milioni di dollari. Il Partito Democratico secondo i dati rilevati dalla Federal Election Commision avrebbe a disposizione fondi per 157 milioni di dollari. Buone ultime le raccolte nelle casse dei Democratici di ben 81 milioni di dollari seguite all’annuncio del presidente Biden a fine mandato e al suo sostegno della candidatura di Kamala Harris. Sempre a maggio 2024 il candidato Trump avrebbe raccolto donazioni elettorali per 141 milioni di dollari accreditando i deposti bancari del Partito Repubblicano di 170 milioni di dollari. Campagne elettorali costosissime. Al di là dei loro profili individuali le candidature, tutte loro, sono realtà elettorali viventi, in un testa a testa elettorale cui contribuiscono ad una elaborazione immediata di dati e informazioni; la cui processazione in codici di risultato genera scientifici enzimi di comunicazione. L’obiettivo è raccogliere consenso ed attivare funzioni e trasformazioni di opinione. Inoltre, servono ad evitare negativi contagi reputazionali, proteggere pregiudizi e considerazioni aprioristiche favorevoli, anziché suggerire domande interessanti che possano esprimere conferme o cambi di opinione.

Entrambi i candidati alla presidenza USA, con l’età avanzata e con la perdita di freschezza, unitamente a visite geriatriche mondiali della forma fisica, per compensare l’assenza di spontaneità e naturalezza erano apparsi in vecchi stereotipi definiti per cogliere, anticipare e tentare di dirigere il consenso tracciato sui sondaggi elettorali. Ora la scena è cambiata e Trump e Harris sono indotti a cambiare atteggiamenti al pari di seguire l’onda di business innovativi. I business innovativi, spesso deregolamentati, sembra crescano più velocemente, generano profitti economici, sociali e competitivi e, come tali, proiettano riflessioni positive sul futuro sociale creando maggiore fiducia nel Paese. D’altro canto, in USA anche l’osservazione che il liberalismo, all’origine del quale vi è l’attività liberale, la liberalità appunto, risultava addirittura priva di corrispettivo, oggi è la chiave fondamentale per la generazione di ricchezza e consenso.  Tuttavia, mai prima d’ora nella Storia del Mondo vi è stata la netta distinzione tra scenario e sceneggiatura, tra realtà e rappresentazione della comunità umana per quello che potrà essere il Futuro del Mondo. Un futuro dibattuto tra storia e narrazione. Il rischio è che le determinazioni delle posizioni neutre, degli indecisi, ad opera degli elettorati di qualsivoglia paese al mondo possano indirizzarsi al consenso verso scelte di rappresentatività che non siano ispirate soltanto da principi giusnaturalisti e del diritto di civiltà. Paradossalmente quale immagine del futuro potrebbe corrispondere per la civiltà nel tentativo di recuperare una zona di conforto? Zona reale, oggi soggetta al progresso travolgente. È l’osservazione paradossale della paura del cambiamento all’interno e la fiducia sul medesimo all’esterno del Paese. La virtualizzazione, la digitalizzazione, la dematerializzazione dei processi legati alla narrazione che origina il consenso si contrappongono al rispetto nella capillarità della democrazia, ne accentuano i timori, la ferocia e i dubbi.

Il mondo moderno tende ad anticipare ogni fenomeno attraverso le variabili economico-giuridiche, le quali non sempre si ritrovano in fase con le variabili geopolitiche e le prime sono chiamate dunque a correzioni e interazioni. A dispetto della Storia, per certo il mondo moderno si traguarda rapidamente ancor prima dei risultati delle elezioni, così come il rinvio della FED nella riduzione dei tassi ha corretto l’andamento delle Borse Affari. Si pensi, inoltre, ai dazi protezionistici in USA e in Europa sulle auto elettriche cinesi che preludono a guerre commerciali: la replica della Cina oltre che con dazi reciproci sulle auto, anche probabilmente concordando investimenti per impianti locali delle stesse aziende sui cui mercati agiscono i dazi; oltre a dazi su latte, vino europei e altri prodotti statunitensi etc. L’analisi è centrale: verificare se tassare l’offerta globale contestualmente a sussidiare la domanda possa, oltre che confondere il mercato e neutralizzare bonus incentivanti e dazi ritorsivi, creare ricchezza e progresso. Il rischio è alto: il solo annuncio dei dazi con l’intento di proteggere i produttori potrebbe sortire la diminuzione di valore di mercato (borsistico) proprio per gli stessi produttori che ne sostengono la proposta elettorale.

Nondimeno bisogna considerare le politiche di finanziamento del debito pubblico degli Stati Uniti che ha superato per la prima volta nella storia i 34.000 miliardi di dollari secondo i dati del Dipartimento del Tesoro USA al 31 gennaio 2024. Parte di tale debito risulta nelle mani di stranieri per 3.540,4 miliardi di dollari; soprattutto in tema di Treasury Bond trentennali. Il Giappone è il primo ad avere fiducia dell’Amministrazione USA con ben 1.153,1 miliardi di dollari, seguito da Cina (797,7 $MLD) e da UK (735,5 $MLD). Si è ben oltre il limite indotto dalle “dimensioni multi-crisi economiche”, probabilmente superabili grazie alla anticipata sensibilità della BCE nella discesa dei tassi di interesse in Europa, come previsto e suggerito in precedenti interventi.

Ebbene, tutto il resto su cui pronunciarsi a livello giuridico, economico e sociale risulta un tema articolato da svolgere. Le rivalità internazionali, competitive, dinamiche e di efficacia iperveloce, i diversi raggruppamenti territoriali, economici, politici, ideologici, tecnologici, commerciali, militari (es. BRICS+ cui aderirà potenzialmente anche la Turchia) si esprimono nei focolai del Medio Oriente belligerante, del terrorismo protagonista sul Mar Rosso, del conflitto presente in Europa orientale e chissà dove, ora e poi senza soste, anche domani potranno manifestarsi. Nondimeno si possono dimenticare le dispute commerciali, i dazi, l’embargo, le sanzioni, i sequestri dei patrimoni per finanziare l’acquisto delle armi etc. E se anche il tema elettorale di prossima sceneggiatura in USA avesse “il peso specifico” di ripercuotersi sulle altre elezioni in corso nel mondo? Quale impatto avrebbe nel ricalcolo della conferma o dell’avvicendamento della leadership per l’elettorato di oltre 4 miliardi di persone in 76 Paesi (USA, UE, UK, India, Indonesia, Taiwan, Sud Africa…)? Vi sarebbe da chiedersi quale scenario globale di equilibrio geopolitico, industriale, finanziario, sociale, giuridico ed economico risulterebbe prevedibile? Quale sarà il sistema del Mondo come volontà e rappresentazione? Quale sarà la Storia dell’ideale e del reale su cui riporre onore? Dobbiamo confidare nella democrazia americana.

Altre tendenze, vecchie e nuove, segnano gli scenari contemporanei. Tra questi, l’intelligenza artificiale, divenuta baricentrica per i listini quotati e centrale nel dibattito economico, politico e sociale: essa pone sfide e opportunità, con ampia discussione tale da suggerire nuova ponderatezza.

E ancor più, oltre le scelte militari che esprimono ricerche di nuovi equilibri geopolitici globali (es. BRICS+ ovvero Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi), gli impatti effettivi del cambiamento climatico in atto, gli interessi contrastanti sull’accesso alle risorse naturali (le Terre Rare), le normative incalzanti (UE), la sostenibilità ambientale, le filiere industriali e commerciali: tutti insieme tracciano le relazioni internazionali anche per gli USA nell’intento di trovare nuove chiavi di lettura per gli scenari mondiali, europei, asiatici.

Pensare alle elezioni negli USA potrebbe significare leggere da vicino un mondo che si è già traguardato oltre i due contendenti e oltre le elezioni stesse. Si consideri gli interrogativi del Financial Times e del New York Times! Ove ormai prevalgono le operazioni concatenate, il diritto e l’economia sono già sopraggiunti con le loro soluzioni. Una serie di “if function” in cui nulla appare più possibile senza l’attenzione sistemica della Labour Governance, interattiva, interdipendente all’economia. Temi che ne determinano anche l’equilibrio delle potenze mondiali e del loro PIL, consequenzialmente, purtroppo anche attraverso le guerre. L’equilibrio è da tempo divenuto l’aspetto dominante che sembra potersi rilevare addirittura in condizione di prescindere dalle idee e dalla materia. Talora si innescano effetti “nocebo” interferenti sull’umano sentire e sull’ordine di valori, culture, discipline e persino delle leggi.

Il pensiero duplice che trova fondamento narrativo per l’elezione: vista come kermesse sul palcoscenico mediatico con temi paradossali e reazioni di comunità gestibili di umori e scelte che possa essere anche misura del destino del Paese, del candidato, del partito, dei finanziatori e dell’economia. Negli USA le realtà elettorali viventi sono le Convention, ne esistono più di una con rigorosi momenti di verifica in accelerazione già il 4 luglio 2024 e focus fino al 22 agosto della Convention di Chicago che ormai sembra abbia già designata in corsa l’attuale vicepresidente in carica, Kamala Harris candidata per il partito democratico al posto di Joe Biden a seguito del suo ritiro! Le elezioni   sono anche una continua e interminabile attività di lettura di dati e informazioni. Una sorta di Storia del futuro moderno scritta con la processazione in codici di risultato anche economico-finanziari misurati dalle tre categorie regolatorie di “convention: open, contested, brokered”. Una macchina elettorale generatrice di scientifici enzimi di comunicazione con l’obiettivo di raccogliere consenso ed attivare funzioni e trasformazioni di opinione, evitare negativi contagi reputazionali, proteggere pregiudizi e aprioristiche favorevoli considerazioni, al pari di denari investiti e donati da facoltosi sostenitori che desiderano quadrare il proprio bilancio. Nulla e il tutto, al tempo stesso, per suggerire domande interessanti che possano esprimere conferme o cambi di opinione. Non vi è la fuga dalle realtà senza l’equilibrio di una sovranità superiore, giuridico-economica-sociale, presumibilmente istituzionale, che sia anche in grado di sanare fratture, evitare lacerazioni, creare ponti, rispettare e sviluppare civiltà, salvaguardare giustizia e valori di uguaglianza, preservare libertà di comunicazione e ascolto. 

Ed ecco intervenire le leggi, le regole, l’economia moderna, comportamentale, lo stato di diritto, la società civile, la cultura quale infrastruttura della civiltà e la competitività intelligente. L’etica del progresso e la mutua crescita di autorità e democrazia possono coniugare il “disrupted realism” al futuro verticistico e popolare, tra tecnocrazia e populismo con la mediazione politica. Gli USA sono una grande democrazia dotata di un sistema pluralistico di poteri legislativo, esecutivo e giudiziario incoercibili e bilanciamenti operativi, continuativi ed empirici, accanto a libera stampa.

Certamente le indicazioni date in campagna elettorale devono sempre essere prese con una certa cautela. Per esempio, gli investitori si aspettavano che Biden, vista la sua vocazione per l’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici, portasse a un contenimento delle società petrolifere e delle trivellazioni, e invece la produzione di petrolio è aumentata a livelli record durante la sua presidenza. C’è comunque un tema economico scottante che si profila all’orizzonte: a fine 2025 scadranno molti incentivi fiscali varati nel 2017 da Trump (sotto forma di riduzione delle imposte) nel contesto di un deficit federale già molto elevato. Per prolungare gli incentivi la spesa pubblica dovrà subire un taglio. Anche in questo caso le intenzioni dei due candidati potrebbero essere agli antipodi. Dal punto di vista fiscale il margine è limitato: Phillip Lee Swagel, direttore del CBO Congressional Budget OfficeUSA, agenzia federale indipendente del Congresso costituita il 12 luglio 1974, ha lanciato un allarme sulla sostenibilità del debito. È stato posto addirittura un forzato parallelo con la crisi finanziaria lampo attraversata dal Regno Unito durante il governo di Elizabeth Truss, primo ministro britannico per sei settimane nel 2022. Di pari importanza sono le conseguenze delle elezioni per il resto del mondo, soprattutto in un quadro di crescenti tensioni geopolitiche. L’amministrazione Biden ha stretto le maglie della NATO e assicurato ampio supporto all’Ucraina, ribadendo l’importanza di contrastare l’invasione russa. Tuttavia, un mandato Harris potrebbe vedere un parziale ridimensionamento della spesa militare. Una presidenza di Trump potrebbe portare a una forte riduzione del sostegno all’Ucraina e a una crescente pressione per raggiungere una tregua. L’ex Presidente ha, inoltre, ribadito che la difesa di altri Paesi membri della NATO è subordinata al loro aumento delle spese militari. Per l’Unione Europea gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale e, dall’inizio della guerra in Ucraina, sempre di più un fornitore di materie prime energetiche. Non è nelle attese un accordo commerciale che possa migliorare il quadro, anzi, potrebbe esserci una spinta protezionista da parte degli Stati Uniti con entrambi i candidati. I riflessi più immediati potrebbero però riguardare proprio le spese per la difesa, che l’Europa ha già aumentato per onorare gli impegni NATO del 2% del PIL. In un contesto di consolidamento fiscale per via del nuovo Patto di stabilità. Tali impegni potrebbero diventare più gravosi e sottrarre risorse ad altre iniziative, a meno che non venissero superati gli ostacoli a un finanziamento a livello dell’Unione Europea, come per il Recovery Fund. 

Inoltre, qualora gli Stati Uniti dovessero ridurre il supporto finanziario all’Ucraina, come ipotizzato da Trump, l’Europa verrebbe messa davanti a una scelta netta: rispecchiare le scelte d’oltreoceano o aumentare i propri impegni e la propria esposizione. Le tensioni tra Stati Uniti e Cina con tutta probabilità continueranno indipendentemente dall’esito delle elezioni, seppure senza un’escalation nel breve termine. Il debole andamento della borsa cinese suggerisce agli investitori un timore del rischio di limitazioni ai flussi di capitali da parte degli Stati Uniti. Se l’elezione di Harris rappresenti una sostanziale continuità, Trump ha fatto riferimento in campagna elettorale a dazi del 10% su qualsiasi merce in ingresso negli Stati Uniti, che potrebbe essere innalzata al 60% per quelle cinesi e addirittura al 100% per le auto cinesi assemblate in Messico. Saremmo ben oltre i dazi sule auto elettriche! Nessuno dei due candidati ha invece fatto riferimento all’introduzione di nuove limitazioni all’esportazione di tecnologia verso la Cina, sebbene questa eventualità non sia da escludere. La vicinanza geopolitica potrebbe invece favorire il Messico, la cui economia è sempre sensibile all’andamento statunitense dato l’elevato interscambio commerciale. Inoltre, le rimesse degli immigrati rappresentano una fonte di reddito per il Messico. D’altra parte, proprio l’immigrazione rimane un tema critico visti gli ingenti afflussi, in crescita a oltre 2,5 milioni di persone nel 2023, di cui il Messico rappresenta quasi un terzo. Da questo punto di vista, la vittoria di Trump potrebbe portare a maggiori barriere e rimpatri; mentre Harris potrebbe puntare ad una soluzione legislativa. 

Tornando ai mercati, spesso le elezioni hanno un impatto minore delle attese a medio termine. Concentrandosi sui riflessi per la borsa americana, in caso di vittoria di Harris e dei Democratici probabilmente gli incentivi fiscali verrebbero lasciati scadere e quindi il mercato azionario potrebbe subire una temporanea correzione. La regolamentazione potrebbe essere irrigidita in alcuni settori e sul fronte geopolitico ci si potrebbe aspettare una conferma dello status quo. La vittoria di Trump e dei Repubblicani, invece, suggerirebbe un’estensione degli incentivi fiscali, che potrebbero essere finanziati riducendo il supporto per la transizione energetica. Nell’immediato, probabilmente il mercato azionario si concentrerebbe sulla conferma delle basse tasse e sulla deregolamentazione, a partire dal settore finanziario. Nel frattempo, secondo i dati di giugno 2024 l’economia USA con l’indice dell’attività manifatturiera è salita a 51,7 punti rispetto a 51,3 di maggio. Tali dati sembrano fugare il pericolo di recessione anche a fronte dell’aumento su base annua dei prezzi delle case di circa il 5,8%. La FED sembra indugiare sulla discesa dei tassi a fronte dell’inflazione ancora alta. Tuttavia, a medio termine, ove dovesse aumentare l’inflazione ricrescerebbero anche i tassi per contenerla. Si spiega la prudente attesa con la probabilità FedWatch Tool di Cme Group del 71,8% per il previsto taglio dei tassi nella riunione della FED di settembre; cui potrebbe seguire al 46,8% di probabilità il secondo taglio entro la fine dell’anno. Inoltre, sul valutario con l’euro che si rafforza sul dollaro a 1,083 (1,081 alla vigilia), in prospettiva sarebbe il dollaro che potrebbe rafforzarsi a causa dell’indebolimento dell’euro, mentre i mercati dei capitali restano in continua verifica di inflazione. Attesi i dati nella seconda settimana di luglio e di disoccupazione cresciuta al 4,1%; un record dal 2021per le richieste continuative di sussidi settimanali. Wall Street esprime record nella prima settimana di luglio. Nasdaq e S&P 500 archiviano rialzi da inizio anno del +22% e +17% seppure dovuti alla crescita dei titoli high tech. Seppure il Dow Jones della oldeconomy realizzi un +4,5% mentre l’indice Russell 2000 della street economy non esprime crescita. Le Borse USA ora, potrebbero vivere l’ipotesi di un rallentamento della crescita economica tale da indurre la FED ad intervenire, come detto, nella riduzione dei tassi dopo due anni di tassi elevati. 

In sintesi, una verifica elettorale della società nel diritto e nell’economia di mercato per la democrazia USA nominerà il suo prossimo presidente che potrebbe essere anche una presidentessa. Vincerà la candidatura che sarà stata in grado di comprendere meglio per la maggioranza della nazione paure, bisogni, desideri, fragilità, spirito e speranze dei singoli e delle comunità nel rispetto e con la forza della democrazia.

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