Cookie Policy Politica. Usa-Canada. L'escalation senza fine dei dazi, che senso ha questo gioco al massacro? - Tilancio

Politica. Usa-Canada. L’escalation senza fine dei dazi, che senso ha questo gioco al massacro?

Politica. Usa-Canada. L’escalation senza fine dei dazi, che senso ha questo gioco al massacro?

Ti Lancio dagli Usa e dal Canada 9 settembre 2026 – Un’altra firma, un altro round di dazi, un’altra stretta commerciale. L’ennesima decisione del presidente statunitense Donald Trump di firmare cinque ordini esecutivi contro il Canada segna un nuovo capitolo nella guerra tariffaria tra Washington e Ottawa. Tra divieti di importazione su alcolici e latticini, la rimodulazione delle tariffe del 50% e l’esclusione delle imprese canadesi dagli appalti federali americani, la domanda sorge spontanea: che senso ha questo gioco al massacro?

La spirale è quella classica e miope del protezionismo esasperato. Il Canada risponde con ritorsioni su circa 20 miliardi di dollari di merci americane (acciaio, latticini, macchinari agricoli) dopo la rottura dei negoziati. La Casa Bianca rilancia vietando l’importazione di prodotti già gravati da tariffe punitive e sostituendo voci come cemento e sale gemma con veicoli fuoristrada e altri derivati del latte.

Le imprese e i consumatori di entrambe le sponde del confine rimangono schiacciati nel mezzo.

A pagare il prezzo di questa escalation non sono le cancellerie politiche, ma il tessuto produttivo reale. L’integrazione economica nordamericana, costruita in decenni di accordi e catene del valore transfrontaliere, viene smontata pezzo per pezzo in nome di una retorica sulla “discriminazione commerciale”.

La narrazione della Casa Bianca individua nel Canada — insieme alla Cina — uno dei pochi Paesi che avrebbero scelto la strada della ritorsione anziché quella del compromesso. Tuttavia, trasformare il più stretto alleato storico ed economico degli Stati Uniti in un avversario commerciale solleva dubbi sostanziali sulla sostenibilità di questa strategia. Inflazione e costi per le imprese: aumentare le barriere su beni di consumo (latticini, alcolici) e beni industriali si traduce in costi maggiori per i cittadini e in una perdita di competitività per le filiere manifatturiere che dipendono dai componenti canadesi.

L’illusione del protezionismo: sostituire periodicamente la lista dei prodotti colpiti — rimuovendo il cemento per inserire i fuoristrada — crea un clima di permanente incertezza giuridica ed economica che paralizza gli investimenti a lungo termine.

La frammentazione dell’USMCA: sovrapporre dazi punitivi e restrizioni agli appalti pubblici sopra le regole del trattato di libero scambio nordamericano finisce per svuotare dall’interno l’efficacia degli stessi accordi internazionali firmati da Washington.

Invece di proteggere i mercati interni, l’ostinazione sulle ritorsioni reciproche rischia di produrre un solo risultato certo: una dinamica a somma negativa in cui tutti gli attori coinvolti escono indeboliti.

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