(Ti Lancio dall’Australia) Canberra 11 dicembre 2025 – L’Australia ha stabilito un precedente storico a livello globale: è diventata la prima nazione al mondo a imporre un divieto totale di accesso ai social media per i ragazzi e le ragazze di età inferiore ai 16 anni. La decisione, frutto di un intenso dibattito sulle responsabilità delle piattaforme e sulla salute mentale dei giovani, segna una svolta radicale nelle politiche di protezione dell’infanzia nell’era digitale.
La mossa di Canberra è una risposta diretta alle crescenti preoccupazioni espresse da psicologi, educatori e famiglie riguardo all’impatto negativo dell’esposizione precoce e non regolamentata ai contenuti online, che spaziano dal cyberbullismo all’ansia, fino alla diffusione di contenuti dannosi per l’immagine corporea e l’autostima.
Sebbene i dettagli operativi della legge debbano ancora essere pienamente delineati, l’obiettivo dichiarato è quello di creare uno “spazio cuscinetto” protetto durante gli anni formativi più critici dell’adolescenza.
Tradizionalmente, molte piattaforme social impongono un’età minima di 13 anni per la creazione di un account, ma tale limite è facilmente aggirabile. La legislazione australiana, tuttavia, spinge i confini, richiedendo probabilmente misure di verifica dell’età più rigorose e ponendo un onere legale significativo sulle stesse piattaforme e sui genitori.
L’iniziativa australiana sta già innescando un acceso dibattito internazionale, in particolare in Europa. Paesi come la Danimarca, e diverse altre nazioni dell’UE, stanno osservando da vicino l’implementazione e l’efficacia del divieto australiano come modello potenziale.
L’adozione di un simile provvedimento su scala europea richiederebbe un’armonizzazione legislativa complessa, scontrandosi con questioni relative alla privacy, alla libertà di espressione e alla giurisdizione transfrontaliera delle piattaforme tecnologiche.
Nonostante le sfide tecniche e legali, la mossa dell’Australia ha posto un nuovo standard nel dibattito globale, costringendo governi e colossi tecnologici a riconsiderare l’equilibrio tra la libertà di accesso alla rete e la necessità inderogabile di tutelare la salute e lo sviluppo dei minori.


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