«Senza Federico Faggin, la Silicon Valley sarebbe solo una valle». Con queste parole Bill Gates ha reso omaggio all’uomo che ha inventato il microchip. Ma è nel rapporto con Steve Jobs che si consumò una delle sfide più affascinanti della storia del tech: quella sul futuro del touch screen
(Ti Lancio dagli Stati Uniti) San Francisco 1 aprile 2026 – Federico Faggin, il fisico che nel 1968 lasciò l’Italia per la California, non ha solo inventato il microprocessore; ha dato forma al mondo che teniamo in tasca.
Faggin è il padre del silicio. La sua invenzione del microchip ha permesso di miniaturizzare miliardi di dispositivi, trasformando computer enormi in oggetti quotidiani.
Ma il legame più avvincente e meno noto è quello che unisce Faggin a Steve Jobs. Molti anni prima dell’iPhone, Faggin aveva già co-inventato il touch pad e il touch screen.
«Creammo il touch screen quando non esisteva nulla a cui applicarlo», ricorda Faggin. Per anni, i produttori di telefoni respinsero l’idea, ritenendola inutile o troppo complessa. Poi, l’incontro con il fondatore di Apple.
Steve Jobs, con il suo istinto infallibile per l’interazione uomo-macchina, capì immediatamente il potenziale del tocco. Tuttavia, Jobs era anche l’uomo delle esclusive assolute. Chiese a Faggin l’esclusiva sulla tecnologia del touch screen, ma l’inventore vicentino, con una visione lungimirante del mercato, disse di no.
Jobs, non abituato ai rifiuti, decise di sviluppare la tecnologia internamente per il suo progetto segreto. Quando nel 2007 l’iPhone fece il suo debutto, Faggin non provò risentimento, anzi: si definiì contentissimo. Jobs aveva finalmente aperto il mercato. Grazie al suo successo, il touch screen poteva essere venduto a tutti gli altri produttori.
L’eredità di questo legame sta in un equilibrio perfetto: da una parte la scienza pura e l’ingegno tecnico di Faggin, dall’altra la capacità di Jobs di immaginare come quella scienza avrebbe cambiato i gesti quotidiani di miliardi di persone.
Se oggi possiamo sfogliare una foto o scrivere un messaggio con un dito, lo dobbiamo a un inventore italiano che ebbe il coraggio di dire no a Steve Jobs, sapendo che la sua invenzione era troppo grande per appartenere a un uomo solo.


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