TRIESTE, PRIMA NELLA QUALITA’ DELLA VITA. MA E’ VERO?

TRIESTE, PRIMA NELLA QUALITA’ DELLA VITA. MA E’ VERO?

di Luigi Putignano

Trieste prima in Italia per qualità della vita: cosa ne pensano i triestini “illustri”.

Trieste prima città per qualità della vita in Italia, A certificarlo l’autorevole quotidiano di Confindustria, “Il Sole 24 Ore”. Non è una novità per il capoluogo più a Est del Paese, che è anche il porto più trafficato d’Italia ma anche una delle città più “vecchie” dello stivale, è sulla rotta balcanica delle migrazioni, ma è anche innovazione, welfare di alto livello. Abbiamo chiesto ai triestini illustri.

LA POLITICA 

Roberto Dipiazza. È il sindaco per antonomasia, eletto per ben quattro mandati e quando non lo è stato è stato solo perché non poteva candidarsi per sforamento dei limiti temporali permessi. Dipiazza, dalla friulana Aiello, è l’uomo forte di Trieste. «A prescindere dalla classifica — spiega — siamo sempre primi per il welfare, cosa molto importante che evidenzia ancora una volta l’attenzione alle problematiche sociali. Il 2022 non è iniziato al meglio sotto il profilo della percezione relativa alla sicurezza, ma voglio sottolineare che questo non c’entra con i 90 parametri previsti. Questo, per Trieste, a detta del sindaco, «è un momento magico: abbiamo 416 milioni di euro del Pnrr sul porto nuovo, cifra che una volta era quasi una finanziaria, poi abbiamo 200 milioni come Comune. Ora bisogna avere la capacità di spenderli al meglio entro il 2026. Dobbiamo dimostrare all’Europa che siamo capaci di spenderle bene queste risorse. 

Roberto Cosolini, ex sindaco della città nel quinquennio 2011-2016 e attuale Consigliere regionale mette in guarda dalle facili esaltazioni: «Trieste è premiata in virtù di standard elevati di alcuni servizi: penso alla densità di istituzioni culturali e di impianti per lo sport e il tempo libero o all’investimento in spesa sociale che sono dati consolidati da molti anni, così come gli standard del trasporto pubblico». Per l’ex sindaco «la qualità della vita a Trieste è buona per fattori storici e per una felice collocazione naturale, ma è bene non esaltarsi e non sottovalutare l’esistenza di sacche di malessere sociale e di un declino demografico acuito dalla difficoltà di dare opportunità di realizzazione a tanti giovani».

I MEDIA E COMUNICAZIONE

Nicolò Giraldi. Una lettura al di la delle facili agiografie è quella di Giraldi, storico e giovane responsabile della testata giornalistica on line “Triesteprima”. «È innegabile che sono grandi le aspettative sia nazionali che internazionali sull’area, in virtù della crescita del suo porto e sullo sviluppo di quello vecchio” ma il fatto principale è che esistono due Trieste e queste classifiche non tengono conto dell’invisibile. Durante il Covid sono aumentati i suicidi – in una città dall’elevata e preoccupante propensione -, il già eccessivo consumo di alcol della sua popolazione e lo spaccio di droga tra i minori. Se da un lato i Servizi Sociali e l’Azienda Sanitaria fanno di tutto per agganciare e curare il disagio, dall’altro sono molte le situazioni in cui il degrado sommerge tutto. Il fatto è che ci sono troppi indicatori che non appaiono, troppe le storie dimenticate». Insomma per Giraldi «essere primi significa soprattutto prendersi cura degli ultimi, questa la vera sfida per la riconferma».

TRIESTE E LA SCIENZA

Stefano Fantoni. Già docente di fisica teoretica presso l’International School for Advanced Studies di Trieste, lo studioso è «convinto che Trieste meriti di essere considerata tra le città migliori per la qualità della vita. Certamente lo è per quanto riguarda la sua valenza di città rivolta alla ricerca e all’alta formazione». Fantoni ha svelato che «per la stragrande maggioranza degli scienziati che ho conosciuto Trieste è una città magica, una città in cui vuoi trascorrere un periodo di studio nel corso della tua vita. Il livello della ricerca che viene fatto nelle università ed i numerosi enti di ricerca internazionali è altissimo. Non solo, ma Trieste è da considerarsi una città universitaria, sicura, piacevole per i giovani che ospita per la loro formazione. Insomma per Fantoni, «Trieste dovrà rappresentare nel panorama internazionale un luogo dove la Ricerca incontra l’imprenditoria valicando le barriere disciplinari. Il porto Vecchio potrebbe essere il fulcro dello sviluppo di questo dialogo»

ECONOMIA 

Antonio Paoletti. Il presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia, ente camerale che racchiude due territori che si compensano, ossia quello triestino e quello monfalconese-goriziano concorda sulla «naturale attrattiva del Friuli Venezia Giulia e sul lavoro di squadra tra pubblico e privato, condizioni uniche su cui continuare a lavorare per mantenere posizioni di rilievo». Il capoluogo regionale è primo, ma con gli ottimi risultati delle altre tre province della regione (settima Pordenone, nona Udine e ventitreesima Gorizia). «Come Camera di commercio della Venezia Giulia  abbiamo inteso operare dialogando da sempre con tutte le istituzioni a Trieste, a Gorizia e in ambito regionale, perché siamo sempre stati convinti che con la condivisione e con la collaborazione si creino gli scenari migliori per una crescita socio-economica sotto tutti i punti di vista».

FORMAZIONE

Bruno Zvech. Trieste è il mare, la portualità e la logistica. E in città e in regione opera un’istituzione in crescita come l’Accademia Nautica dell’Adriatico che è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante che è riuscito a travalicare ampiamente i confini regionali. Direttore è Bruno Zvech, a cui recentemente è stato assegnato l’ambito premio Barcola 2021. «Dal mio punto di vista sono felice che Trieste abbia conseguito un riconoscimento così importante e, da figlio di questa terra, ho sempre sostenuto che solo chi non ha girato un po’ il mondo non percepisce il privilegio di questa cornice». Ma c’è qualche rischio. «Il primo è che Trieste sia vista più come una “città dove tornare”, piuttosto che un luogo d’elezione per la propria crescita umana e professionale». Non solo, per il direttore dell’istituzione formativa «ci sono sacche di deprivazione materiale e culturale che dobbiamo tenere ben presenti e sulle quali intervenire, così come vanno affrontate le tante situazioni di solitudine che riguardano molti dei nostri vecchi, con il rischio di smarrire il bene della memoria. Dobbiamo muoverci con determinazione e con il coraggio di non nascondere nulla, la qualità della vita si mantiene non nascondendo le ferite aperte, ma curandole».

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