Il voto nei Comuni frena l’entusiasmo del centrosinistra dopo il referendum sulla giustizia. Venturini passa al primo turno in Laguna, Cannizzaro vola a Reggio Calabria. Schlein difende la competitività del modello unito, Meloni ironizza: “Crollo rimandato a domani”.
(Ti Lancio da Roma) Roma 26 maggio 2026 – Il verdetto delle urne per la tornata delle elezioni amministrative ridisegna i rapporti di forza locali e frena bruscamente l’ondata di ottimismo che aveva pervaso le forze progressiste all’indomani della vittoria del “No” al referendum sulla giustizia. Il voto nei Comuni restituisce una mappa geopolitica in chiaroscuro, dove il centrodestra non solo tiene l’urto, ma mette a segno colpi pesantissimi nelle città chiave, mentre il centrosinistra si barrica nei feudi storici pur registrando profonde anomalie interne.
Il risultato più fragoroso e inatteso per le modalità con cui si è consumato arriva da Venezia. La Laguna si conferma saldamente nelle mani del centrodestra: l’assessore uscente Simone Venturini (nella foto) conquista la fascia tricolore sconfiggendo nettamente il senatore del Partito Democratico, Andrea Martella. Una disfatta bruciante per i progressisti, che avevano schierato un “campo larghissimo” – capace di estendersi dai riformisti fino a Rifondazione Comunista – nell’assoluta certezza di poter strappare la città agli avversari già al primo turno.
Spostando l’asse al Sud, il centrodestra esulta anche a Reggio Calabria. Qui il candidato della coalizione (sostenuto anche da Azione) Francesco Cannizzaro si impone con una vittoria plebiscitaria che i primi dati assestano intorno al 70% dei consensi, staccando di ben quarantacinque lunghezze lo sfidante Domenico Donato Battaglia, fermo al 25%.
Il centrosinistra riesce a compensare parzialmente le perdite blindando la Toscana: la coalizione conferma la guida di Prato e si aggiudica Pistoia, mentre Arezzo resta in bilico e si deciderà al ballottaggio. “Questa tornata elettorale offre risultati in chiaroscuro”, ha sintetizzato con realismo la vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Paola Taverna.
A destare l’attenzione dei parlamentari e degli analisti sono però i successi di due storici “signori delle preferenze” nel Mezzogiorno e nelle isole: Salerno: dove si impone nuovamente Vincenzo De Luca. Enna: che vede l’affermazione di Vladimiro Crisafulli.
Entrambi i leader hanno incassato la vittoria con il sostegno decisivo delle liste di centrosinistra, ma con un dato politico macroscopico: il simbolo ufficiale del Partito Democratico non compare tra le liste a loro supporto, segno di dinamiche locali sempre più autonome rispetto alle segreterie romane.
Nonostante le frenate, la segretaria del PD Elly Schlein tenta di salvare l’impianto strategico del “campo largo”: «Nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del caso trattandosi di un voto locale, il risultato conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi, e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche».
Di tutt’altro avviso la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che rivendica il successo della coalizione di governo e affida ai social un commento al vetriolo rivolto alle opposizioni: «Rivolgo i miei auguri di buon lavoro ai sindaci eletti. Avranno il compito di accompagnare le proprie comunità nei prossimi anni. In bocca al lupo a tutti. PS: E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra lo rimandiamo a domani».
I dati definitivi sull’affluenza registrano una partecipazione al voto del 60% su base nazionale, segnando una flessione di circa cinque punti percentuali rispetto alla scorsa tornata omologa.
I sondaggisti invitano tuttavia alla cautela nell’interpretare questo calo come un puro sintomo di astensionismo: la maggior parte dei Comuni al voto si era espressa l’ultima volta nel 2020, in una finestra elettorale eccezionale caratterizzata dalla contemporaneità con diverse elezioni regionali e, soprattutto, con il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Quell’effetto traino aveva gonfiato artificialmente i dati di sei anni fa; depurato da quel contesto, il flusso dei votanti odierno viene giudicato dagli esperti come un segnale di sostanziale tenuta del corpo elettorale.


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