Il Ministro Giorgetti conferma il via libera al finanziamento da 100 milioni di euro per preservare la produzione nell’attesa dei negoziati UE. Intanto, dal Taranto Eco Forum, la Regione Puglia frena sui progressi: “Fissato un incontro urgente con il Ministro Urso”.
(Ti Lancio dalla Puglia) Taranto 26 maggio 2026 – Una boccata d’ossigeno finanziaria per evitare la paralisi immediata, in attesa di sbrogliare la complessa matassa industriale e giudiziaria. Il Governo ha risposto all’allarme liquidità dell’ex Ilva: il Consiglio dei ministri ha approvato un intervento normativo d’urgenza (inserito nel Decreto Accise e prezzi petroliferi) che autorizza il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a erogare un ulteriore finanziamento oneroso fino a 100 milioni di euro in favore di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria.
L’obiettivo esplicito del provvedimento è blindare la continuità produttiva e preservare il valore degli impianti mentre è in corso la delicatissima procedura di cessione a potenziali partner internazionali. Un passaggio obbligato, che il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva già anticipato, parlandone apertamente a margine del Forum sull’Economia di Trento.
Il titolare del MEF non ha usato giri di parole, definendo l’iniezione di fondi per quella che è a tutti gli effetti: una misura di pura resistenza cronometrica. «Ci sarà un intervento per garantire il finanziamento e il proseguimento dell’attività sull’ex Ilva di Taranto», ha spiegato Giorgetti. «È un provvedimento naturalmente chiamiamolo tampone, nella misura in cui vedremo se poi si sblocca la situazione sul negoziato più complessivo e nell’attesa, ovviamente, dell’aggiornamento del quadro di finanza pubblica che inevitabilmente a metà anno dovremo fare».
La cautela del ministero riflette i due grandi nodi macroeconomici che condizionano il destino del polo siderurgico: da una parte le strette maglie europee sugli aiuti di Stato, dall’altra l’imminente riscrittura dei conti pubblici nazionali, prevista per l’estate, che dovrà tenere conto degli enormi costi di gestione della transizione industriale.
Se a Roma si ragiona sulle coperture finanziarie, a Taranto la politica locale e gli stakeholder misurano la distanza tra i decreti e la realtà del territorio. L’occasione per fare il punto è stata la quarta edizione del Taranto Eco Forum (TEF), la due giorni dedicata alla rigenerazione attiva, all’economia circolare e alla transizione ecologica svoltasi nella città jonica.
Proprio dai tavoli del forum, l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Eugenio di Sciascio, ha manifestato profonde perplessità sull’andamento dell’amministrazione straordinaria e sul dialogo con i commissari: «Sull’ex Ilva, i segnali purtroppo sono ancora contrastanti. Mi incontrerò con il ministro Urso la settimana prossima. Spero, a margine del tavolo Natuzzi, di avere la possibilità di discutere approfonditamente dello stato e dei progressi che ci auguriamo ci siano».
La preoccupazione della Regione Puglia e degli enti locali si concentra sulla tenuta dell’indotto manifatturiero e dell’autotrasporto locale – ormai al limite della capacità di resistenza finanziaria – e sulla reale efficacia dei passaggi di ambientalizzazione richiesti a gran voce dalla comunità.
I 100 milioni stanziati da Palazzo Chigi rappresentano una stampella vitale, ma non risolvono l’equazione strategica del sito. Il “Decreto tampone” serve a comprare tempo prezioso sui mercati, ma si scontra frontalmente con il conto alla rovescia fissato dal Tribunale di Milano, che impone la sospensione dell’area a caldo entro il prossimo 24 agosto se non verranno attuate le rigide prescrizioni sanitarie sui filtri delle cokerie e sul monitoraggio delle polveri sottili PM10 e PM2.5.
Il contrasto tra l’ottimismo contabile di Roma e i “segnali contrastanti” denunciati dalla Regione Puglia dimostra come la partita di Taranto sia ben lontana dall’essere chiusa. Domani, la redazione di “Ti Lancio” documenterà in diretta l’incontro tra Federmeccanica, Confindustria e la stampa all’interno della palazzina direzionale di Acciaierie d’Italia: un palcoscenico fondamentale per capire se questo “tampone” governativo basterà a rassicurare un’industria metalmeccanica nazionale che vede vacillare la sua spina dorsale.


Leave a Reply