BOULE DE SAC: LA MODA SI FA FEMMINA, ECOLOGICA E DIVERTENTE

BOULE DE SAC: LA MODA SI FA FEMMINA, ECOLOGICA E DIVERTENTE

(TILANCIO) – TORINO, 24 FEB 2022 – La creatività innata, gli studi, l’attenzione alla bellezza e il senso dell’umorismo. Gabriella Chieregatti, 55 anni, torinese di origine e poi di ritorno, ha inventato Boule de Sac, una piccola azienda di creazione di borse e accessori con sede nel capoluogo piemontese. Con la sua linea di produzioni totalmente ecosostenibili e caratterizzata da un intenso utilizzo del lettering e della personalizzazione, Boule de Sac è senz’altro tra le realtà più vivaci e interessanti dell’artigianato made in Italy degli anni Venti. 

   Ma Chieregatti, prima di diventare imprenditrice nel settore fashion, è stata (ed è) giornalista professionista impegnata in attività sociali: non solo l’ecologia, ma anche l’empowerment femminile. L’abbiamo intervistata in una strepitosa pasticceria nel centro di Torino.

   1 – Gabriella, hai iniziato con il giornalismo, soprattutto in radio. Da qualche tempo però è emersa la seconda delle tue passioni: la creazione di borse e accessori ecosostenibili, tutto realizzato con materiali riciclabili (pluriball). Vuoi raccontarci com’è andata?
Tutto è iniziato dopo un momento spartiacque legato a un problema di salute che ha cambiato le carte in tavola, ma soprattutto le priorità: una di queste è stata quella di ascoltarmi di più. Questo ha innescato un lavoro profondo su di me per vivere in maniera più consapevole la mia vita, non dando più per scontate tante cose. C’era un lato creativo che voleva uscire e voleva tradursi in qualcosa di concreto e materico. L’innesco è partito a un Ted Talk, la cartella stampa era contenuta in una shopper in pluriball nero che mi è piaciuta tantissimo e ho portato in giro fino a quando non si è definitivamente rotta. Avendo visto che riscuoteva curiosità e interesse, ho pensato di riprodurla: mi sono messa a cercare il materiale e le figure che mi potessero aiutare nel mio intento ed ecco la nascita del brand Boule de Sac, un marchio attento all’ecosostenibilità e che sostiene l’empowerment femminile. 

   2 – In quali forme è cambiata la tua vita dopo una svolta professionale così importante? 
Diciamo che è diventato preponderante l’elemento della formazione, dell’aggiornamento costante e delle buone letture spesso legate ai temi del mio lavoro, purtroppo a discapito della narrativa che è andata in secondo piano. Essendo una neofita nel campo dell’imprenditoria mi rendo conto, ancora adesso, che ci sono tantissime cose da sapere e a cui fare attenzione, dal rapporto con i fornitori alla gestione delle finanze e degli aspetti fiscali. A volte si dorme poco e si ha paura di non farcela. 

   3 – Boule de sac è un brand presente in rete già da parecchio tempo e si acquista anche tramite un’app specifica all’interno del sito. Quanto pesa oggi il mercato in forma digitale? 
È imprescindibile e la pandemia, lo abbiamo visto tutti, ha convinto anche i più restii agli acquisti in rete. Tuttavia mi pare che dopo questa sbornia di vita online ci sia bisogno di scendere in strada più spesso, di ritornare a frequentare i negozi, per non toglierci il piacere di toccare con mano le cose e dove c’è tanta sapienza e stile, soprattutto qui in Italia. Mi pare che le due dimensioni, al momento, siano ancora in una relazione complicata, ma la soluzione dovrà essere quella di una pacifica e proficua convivenza, non si scappa. Per quel che mi riguarda, le borse e gli accessori Boule de Sac sono distribuiti da alcuni negozi a Torino, per il momento, ma mi piacerebbe un giorno aprire un negozio monomarca o anche solo un pop-up store per cominciare e consolidare meglio online e offline.

   4 – Nelle tue creazioni balza all’occhio l’utilizzo delle parole. Parole non banali.
Sarà un retaggio del lavoro da giornalista, sarà che le parole sono state un grande conforto quando la mia salute è stata in pericolo e non solo. Per Boule de Sac le ho immaginate come un promemoria da avere sempre con sè, per ricordarci le priorità o anche solo per strapparci un sorriso quando sono ironiche; inoltre le scritte della borsa in pluriball si possono anche cambiare in base all’umore, e sono personalizzabili. 

   5 – Le parole sono ancora importanti nella società digitale del ventunesimo secolo?
Le parole veicolano informazioni ed emozioni, possono ferire e guarire: nell’ambito digitale purtroppo è più evidente l’aspetto tossico e manipolativo, ma ogni volta che noi parliamo o scriviamo, online e non solo, possiamo scegliere con cura le parole da usare e questo può fare tutta la differenza del mondo. La parola chiave è “consapevolezza”.

   6 – Sei stilista e imprenditrice, ma la passione per il giornalismo, se è accaduta una volta, non scompare mai. O sbaglio?
Sì, davvero, la passione per le notizie non è mai andata via e l’approccio giornalistico, la capacità di trovare informazioni, il capire i segnali di una realtà che cambia me li ritrovo costantemente ogni giorno un po’ in tutte le aree della mia vita. Non ho perso il gusto e il piacere di fare domande e sono da sempre una persona curiosa, attitudine che ho affinato negli anni da giornalista. Ogni giorno guardo le pagine dei giornali online, ho già un abbonamento e a volte sono tentata di farmene un secondo! 

   7 – Le parole di Boule de Sac contengono spesso elementi ironici e pop. Significa che dobbiamo imparare a stare al mondo con più allegria?
Sì, abbiamo bisogno di leggerezza, di sdrammatizzare, mai come in questo momento; e poi la moda è un gioco, dobbiamo pensare, riflettere, ma anche divertirci.

   8 – Hai vissuto a Roma e poi a Torino. Dove ti piacerebbe vivere adesso?
Per tanto tempo ho vissuto in maniera conflittuale il fatto che dopo un po’ ho bisogno di cambiare aria, e ho notato che ogni dieci anni questa necessità si fa impellente. Al momento sono abbastanza pacificata sul fatto che Torino, la mia città di origine, sia la mia base, complice le sue vie squadrate che contribuiscono all’ordine mentale, e che Roma sia casa mia, con quel mix di monumentalità, cielo terso, Ponentino e disordine che ogni tanto, però, mi diventa insopportabile. Adesso è così, poi tra dieci anni si vedrà.

   9 – So che hai parenti nell’Appennino modenese, nei pressi di Zocca. E Zocca tradotto in italiano significa Vasco.
Sì, loro sono a Guiglia, ma per semplificare faccio sempre riferimento a Zocca perché, come dicevi, sono in tanti a conoscerla grazie a Vasco. Sono posti meravigliosi che amo particolarmente: Vignola, il parco di Roccamalatina, Castelvetro, quelle distese di vigne e alberi di ciliegie sono paesaggi incantevoli, per non parlare del cibo e del vino.

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