DINO FERAGOTTO, SU CAMPAGNA ELETTORALE: ‘SONO SCONCERTATO, NON C’E’ SPAZIO PER INNOVAZIONE’

DINO FERAGOTTO, SU CAMPAGNA ELETTORALE: ‘SONO SCONCERTATO, NON C’E’ SPAZIO PER INNOVAZIONE’

(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Udine 30 agosto 2022 – L’imprenditore Dino Feragotto, presidente di Led Luks, dopo aver letto i programmi dei partiti, auspica la presenza di esperti nelle compagini per dare strumenti di competitività a imprese e Paese.

Ascolta le argomentazioni della campagna elettorale per le politiche del 25 settembre, ha letto diversi programmi dei partiti in campo e conclude: «Sono sconcertato. Non si dà peso all’innovazione nel senso esteso del termine. Soprattutto, non ho trovato una visione del Paese che si vuol avere nel futuro ben chiara con indicazioni per un sistema integrato per l’innovazione, che specifichi cioè che cosa fare per ricerca, scuola, trasformazione tecnologica, imprese».

È il ragionamento che sviluppa Dino Feragotto, presidente di Led Luks, l’azienda dedicata alle lightning solutions con un’organizzazione estremamente moderna ed efficiente, realtà che allunga un curriculum da imprenditore visionario, cominciato nel 1979 con la fondazione di Asem e proseguito nel 1992 prendendo parte all’avvio di Eurotech, solo per citare due tornanti significativi della sua storia imprenditoriale.

«Chiariamo – prosegue Feragotto nella sua analisi -: l’Italia è e, realisticamente, resta un Paese manifatturiero e trasformatore, non avendo materie prime, con la mission di aggiungere valore a tale processo. Per questo occorre essere competitivi ed efficienti. Al netto della contingenza in cui il costo dell’energia erode pesantemente la competitività, lo sguardo al futuro non può che puntare su una politica industriale in cui l’innovazione non è intesa solo come automazione o tecnologia, ma come la conseguenza di un avanzamento culturale complessivo». Feragotto esemplifica il concetto: «La tecnologia, pur importante, non è di per sé stessa sufficiente: servono persone che la sappiano utilizzare al meglio e, soprattutto, persone che sappiano individuare e organizzare progettare i nuovi modelli organizzativi e di business rendendo anche i processi sostenibili. Sarebbe opportuno, cioè, un rinnovato Piano nazionale Fabbrica da Industria 4.0 a 5.0, ma sembra che nessuno stia ponendo l’accento su questi aspetti». Altro esempio è quello legato alle infrastrutture digitali: «Due o una rete nazionale di distribuzione dati? Come finirà il serrato confronto tra Telecom e OpenFiber», si chiede. «Queste sono questioni non tecniche, interpellano la politica, perché le scelte sono legate a una visione di Paese».

Da imprenditore realista e pragmatico considera che questi temi possono essere difficili da tradurre in argomentazioni avvincenti per una campagna elettorale organizzata in fretta, breve e che evidenza tratti di improvvisazione. Perciò «l’auspicio è che chi si sta candidando proponendo a per guidare il Paese prossimo Governo abbia all’interno della propria compagine persone competenti in grado di disegnare un sistema d’innovazione per il futuro del Paese, oltre la campagna elettorale». Quanto al Pnrr, la cui prima missione è proprio incentrata sull’innovazione, Feragotto si augura che «la sua attuazione proceda, al netto delle limature, per altro previste dagli accordi. Altro sarebbe rivederlo radicalmente, possibilità che mi pare improbabile. Il Pnrr è un contratto: sappiamo tutti che cosa significa rivedere simili documenti».

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