(Ti Lancio dalla Sicilia) Palermo 1 settembre 2022 – Ad appena 24 ore dall’allarme lanciato dagli imprenditori del Nord Italia sull’aumento vertiginoso dei dei costi dell’energia, gli imprenditori del Sud rilanciano facendo fronte comune: “Il Meridione non può reggere l’onda d’urto dei rincari energetici, qui rischia di saltare l’intero sistema sociale. Famiglie e imprese”. Lo dice Alessandro Albanese (nella foto), presidente di Confindustria Sicilia, che parla a nome delle otto Confindustrie regionali del sud d’Italia: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
“Le imprese del Mezzogiorno finora hanno resistito, eroiche, erodendo i propri margini. Ma i rincari incontrollabili dei costi dell’energia, del gas, del carburante, l’ennesima tempesta insomma sarà il colpo di grazia – continua Albanese – Andiamo incontro a tempi drammatici e le imprese non possono restare sole. Urge un intervento netto, convinto e drastico del governo, altrimenti salterà un intero sistema sociale nazionale, che già comincia a sgretolarsi”.
Gli industriali fanno i conti: “ogni giorno che passa sempre più imprenditori sono costretti a interrompere la produzione perché schiacciati dagli extracosti energetici. E per ogni impresa che si ferma, una filiera si indebolisce – afferma il leader di Confindustria Sicilia – È raddoppiato il ricorso alla Cassa Integrazione. E se finora i rincari hanno colpito le imprese, adesso la spinta inflattiva piegherà violentemente i prezzi al consumo”.
Gli spazi di manovra si assottigliano sempre di più e al vaglio degli esperti le alternative sono sempre di meno.
Le Confindustrie regionali del sud chiedono provvedimenti urgenti: fermare la corsa dei prezzi di gas ed energia elettrica e introdurre il price cap, il tetto al prezzo del gas. Albanese – in linea con le proposte del presidente di Confindustria Carlo Bonomi – sollecita il tema della necessità di mettere in sicurezza il nostro Paese e mantenere l’industria competitiva: “Vanno sbloccate le pratiche ferme sui nuovi impianti di rinnovabili. Va sganciato il prezzo dell’elettricità da quello del gas, perché il 60% dell’elettricità non è prodotta da gas. Terzo, dobbiamo dedicare una quota della produzione nazionale da rinnovabili alla manifattura e a prezzi amministrati dallo Stato”Misure urgenti, stigmatizza Albanese, “che non possono aspettare i ritmi della campagna elettorale e più in generale della politica.Ogni risorsa e ogni attenzione deve essere destinata prioritariamente a questa emergenza”.
(SALVORI)


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