Il debutto di Carlo Conti raccoglie 9,6 milioni di telespettatori: lo share al 58% conferma che l’Ariston resta il tinello d’Italia
(Ti Lancio dalla Liguria) Sanremo (IM) 25 febbraio 2026 – Sanremo non è mai stata solo una gara canora. È uno status symbol, un pilastro del nostro DNA collettivo. È quella cosa che, piaccia o meno, definisce il nostro essere italiani tanto quanto il pranzo della domenica in famiglia o la gita fuori porta a Pasquetta, quella che si fa con ostinazione anche se il cielo minaccia pioggia.
La prima serata della 76esima edizione, guidata da Carlo Conti, ha registrato 9 milioni 600mila telespettatori, pari al 58% di share.
Nonostante la collocazione insolita a fine febbraio — necessaria per evitare il ghiaccio delle Olimpiadi di Milano-Cortina — e la concorrenza calcistica di Inter-Bodo Glimt, il Festival ha confermato la sua natura di “chiesa laica”. Certo, i numeri segnano una flessione rispetto ai picchi del passato recente, ma Sanremo resta l’unico momento dell’anno in cui l’Italia si siede davanti allo stesso schermo per celebrare se stessa.
Parlare di Sanremo è come scambiarsi il classico “Auguri a te e famiglia”: è un codice, un linguaggio universale che unisce generazioni diverse. È il rumore di fondo delle nostre case. Guardare il Festival è un atto di appartenenza. È come la montagna a Capodanno o il mare d’inverno: non importa se il “tempo” (o lo share) non è perfetto, l’importante è esserci, commentare, magari lamentarsi, ma restare sintonizzati.
Il 58% di share, in un panorama mediatico frammentato come quello del 2026, racconta una storia di resistenza culturale. Anche se i telespettatori calano rispetto alle edizioni precedenti, la centralità del Festival rimane intatta.
Sanremo resta lo specchio di un Paese che, tra una partita di coppa e un cambio di calendario, non rinuncia al suo appuntamento più iconico. Perché, in fondo, il Festival è come quel parente che si presenta ogni anno a cena: non puoi farne a meno, fa parte del paesaggio, è il nostro modo di dirci che, nonostante tutto, siamo ancora qui.


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