Cookie Policy FVG. L’ESPERTO DIGITALE CACITTI: OLTRE LA METÀ DEGLI ITALIANI NON HA LE COMPETENZE DIGITALI DI BASE - Tilancio

FVG. L’ESPERTO DIGITALE CACITTI: OLTRE LA METÀ DEGLI ITALIANI NON HA LE COMPETENZE DIGITALI DI BASE

FVG. L’ESPERTO DIGITALE CACITTI: OLTRE LA METÀ DEGLI ITALIANI NON HA LE COMPETENZE DIGITALI DI BASE

(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Udine 2 ottobre 2023 – Il Rapporto europeo Desi pone l’Italia al 18° posto rispetto ai 27 paesi Ue. Migliora la connettività e l’erogazione dei servizi pubblici online, che sono usati però solo dal 42% degli utenti contro il 65% della media UeUn gran parlare di intelligenza artificiale e digitalizzazione, ma poi nel ranking europeo che misura l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società, l’Italia si colloca al 18° posto tra i 27 Paesi Ue, pur essendo la terza economia dell’Unione. Il suo punteggio di 49,3 è sotto la media Ue (52,3) e le carenze maggiori si hanno per il capitale umano e l’integrazione delle tecnologie digitali. Pressoché in linea con gli altri Paesi, invece, per la connettività e i servizi pubblici digitali, pur non eccellendo, non sono ai minimi europei.

Sono gli accenti che pone uno dei massimi esperti di sicurezza informatica a livello internazionale, il friulano Manuel Cacitti, amministratore di Karmasec, commentando i dati del Rapporto comunitario Desi, lo studio, cioè, che dal 2014, anno dopo anno, monitora l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società.«Ciò che emerge con evidenza – prosegue l’esperto – è il diffuso analfabetismo digitale del Paese, una condizione che, inevitabilmente, influisce sulla crescita di un utilizzo appropriato ed efficace della tecnologia oggi a disposizione». Un fenomeno che fa il paio, per altro, con una contenuta propensione per le discipline Stem.

Il Rapporto Ue, che riporta gli ultimi dati disponibili riferiti al 2021, sostiene che «l’Italia sta guadagnando terreno e, se si considerano i progressi del suo punteggio Desi negli ultimi cinque anni, sta avanzando a ritmi molto sostenuti». Tuttavia, continua lo studio, «la trasformazione digitale sconta ancora varie carenze cui è necessario porre rimedio».

E l’analisi continua impietosa, avverte Cacitti, perché «ancor oggi oltre la metà dei cittadini italiani non dispone neppure di competenze digitali di base. La percentuale degli specialisti digitali nella forza lavoro italiana, poi, è inferiore alla media dell’Ue e le prospettive per il futuro sono indebolite dai modesti tassi di iscrizione e laurea nel settore della Tic». Così stando le cose, prosegue l’amministratore di Karmasec, «se si vuole che la Ue consegua l’obiettivo del decennio digitale riguardo alle competenze di base e specialisti Tic, è assolutamente necessario un deciso cambio di passo nella preparazione dell’Italia in materia di competenze digitali».

Il Rapporto Desi dà notizie incoraggianti sul fronte della connettività «si sono registrati progressi in termini di diffusione dei servizi a banda larga e di realizzazione della rete, anche se ci sono ancora carenze per le reti ad altissima capacità, compresa la fibra fino alla sede dell’utente». La maggior parte delle Pmi, il 60%, ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale.

Non da ultimo, la Ue nota «progressi nell’offerta di servizi pubblici digitali, riducendo così le distanze rispetto alla media dell’Unione. Benché solo il 40% degli utenti italiani di Internet faccia ricorso ai servizi pubblici digitali – rispetto a una media Ue del 65% -, questo indicatore ha registrato «una crescita considerevole negli ultimi due anni», annota il Rapporto Desi, con un aumento di 10 punti percentuali tra il 2020 e il 2022.

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