Cookie Policy Industria. Taranto. Ex Ilva, vertice a Palazzo Chigi: congelati 2.500 licenziamenti. Il Governo apre ad una partecipazione pubblica - Tilancio

Industria. Taranto. Ex Ilva, vertice a Palazzo Chigi: congelati 2.500 licenziamenti. Il Governo apre ad una partecipazione pubblica

Industria. Taranto. Ex Ilva, vertice a Palazzo Chigi: congelati 2.500 licenziamenti. Il Governo apre ad una partecipazione pubblica

Tra incertezze giudiziarie e l’attesa per il rilancio green, si cerca la svolta per Taranto. Il nodo dell’area a caldo e l’interesse dei grandi gruppi privati.

Ti Lancio da Taranto Puglia 9 settembre 2026 – Il futuro dell’ex Ilva (Acciaierie d’Italia) si gioca su un triplo binario: il piano di rilancio industriale, le incognite giudiziarie sul futuro dell’area a caldo e le pesantissime ricadute sociali sul territorio pugliese. Nelle ultime ore, la complessa vertenza siderurgica ha registrato sviluppi decisivi a Palazzo Chigi, aprendo uno spiraglio di tregua, seppur provvisorio.

La prima priorità del tavolo istituzionale è stata l’emergenza occupazionale. L’avvio delle procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori, preannunciato dalle aziende dell’indotto di Taranto (rappresentate da Aigi e Aepi), aveva fatto salire al livello di guardia la tensione sociale.

Durante il vertice convocato a Palazzo Chigi con enti locali, sindacati e associazioni datoriali, le imprese hanno accolto l’appello del governo, decidendo di congelare le procedure di esubero. Una sospensione accolta con un sospiro di sollievo dal territorio, in attesa che il quadro generale trovi una maggiore stabilità.

Durante i confronti coordinati dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, l’esecutivo ha espresso una significativa apertura politica: la possibilità che lo Stato mantenga una quota di partecipazione pubblica all’interno della compagine societaria.

L’obiettivo è duplice: accompagnare l’investitore privato garantendo continuità e stabilità strategica al polo siderurgico.

Guidare la riconversione green, indirizzando lo stabilimento verso la decarbonizzazione attraverso la transizione ai forni elettrici alimentati con Direct Reduced Iron (DRI).

Nonostante la tregua sul fronte occupazionale, il destino del sito di Taranto rimane sospeso all’esito del pronunciamento della Corte d’Appello di Milano. I giudici sono chiamati a esprimersi sull’istanza inerente al blocco dell’area a caldo per ragioni legate all’impatto ambientale e sanitario.

Qualora venisse confermata la fermata definitiva degli impianti a caldo, le conseguenze sarebbero immediate e profonde. Si renderebbe necessaria una rimodulazione radicale di tutto il ciclo produttivo. Scatterebbe il ricorso massiccio a misure sociali straordinarie, come l’attivazione di ammortizzatori sociali o scivoli pensionistici per i lavoratori coinvolti.

Sullo sfondo resta attiva la procedura per l’assegnazione del complesso siderurgico. Tra i soggetti in corsa figura una cordata di imprenditori italiani coordinata da Federacciai (di cui fanno parte grandi player nazionali), focalizzata in modo particolare sulle attività dell’area a freddo.

A questa si affiancano le manifestazioni d’interesse e le proposte inoltrate da importanti gruppi internazionali, tra cui Flacks Group e CE Industries. La partita sull’ex Ilva resta dunque apertissima, in bilico tra la salvaguardia dei posti di lavoro, la tutela della salute e le necessarie garanzie industriali per un asset strategico dell’economia italiana.

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