Cookie Policy Politica estera. Brasile. Lula sfida il clan Bolsonaro in un Paese spaccato tra dazi Usa e inchieste - Tilancio

Politica estera. Brasile. Lula sfida il clan Bolsonaro in un Paese spaccato tra dazi Usa e inchieste

Politica estera. Brasile. Lula sfida il clan Bolsonaro in un Paese spaccato tra dazi Usa e inchieste

Ti Lancio dal Brasile 3 agosto 2026 – Il panorama politico brasiliano è entrato ufficialmente nella sua fase più calda. Il lancio della campagna elettorale per le presidenziali di ottobre 2026 ha sancito l’inizio di uno scontro frontale che deciderà il futuro della più grande economia sudamericana. A contendersi il Planalto sono il presidente uscente di sinistra, Luiz Inácio Lula da Silva, e lo sfidante della destra conservatrice, Flávio Bolsonaro, senatore e primogenito dell’ex presidente Jair Bolsonaro (attualmente incandidabile). I due leader si affrontano in un clima di forte polarizzazione, dove le strategie interne si intrecciano a pesanti tensioni geopolitiche e a nuovi fronti giudiziari.Il Partito dei Lavoratori (PT) ha formalizzato la candidatura dell’ottantenne Lula per quello che, in caso di vittoria, sarebbe il suo quarto mandato presidenziale non consecutivo. Nel suo discorso programmatico, il leader della sinistra ha blindato la sua agenda sovranista, mettendo al centro la tutela delle risorse strategiche nazionali e il monopolio delle terre rare. Dall’altra parte, lo sfidante capitalizza l’eredità politica paterna e accorcia le distanze nei sondaggi. Secondo l’ultima rilevazione Nexus/BTG Pactual, Flávio Bolsonaro ha ridotto drasticamente il distacco: al primo turno Lula guida con il 41% dei consensi contro il 37% del rivale. Lo scenario si fa ancora più serrato in vista di un ipotetico ballottaggio, dove il divario si assottiglia a un solo punto percentuale (46% a 45%), proiettando il Paese verso un finale fotofinitash. Il blocco conservatore ha tuttavia subito una battuta d’arresto sul piano delle alleanze. Il potente Progressives Party (PP) ha scelto la linea della neutralità, congelando la nomina dell’ex ministra Tereza Cristina come potenziale vice-presidente di Bolsonaro. Sul fronte familiare si registra invece la candidatura ufficiale dell’ex first lady Michelle Bolsonaro al Senato, arrivata nonostante i recenti attriti interni al clan.L’ombra di Washington: lo scontro sui dazi e il caso vistiLa campagna elettorale si sta giocando in larga parte sull’asse Brasilia-Washington. Il governo Lula ha aperto un delicato caso diplomatico negando il visto d’ingresso a due funzionari dell’amministrazione Trump. Secondo i servizi di intelligence brasiliani, i funzionari statunitensi avrebbero pianificato il viaggio con l’obiettivo di interferire nel processo elettorale, sollevando dubbi sulla sicurezza del sistema di voto elettronico.A infiammare il dibattito economico è invece la guerra dei dazi indetta dagli Stati Uniti, che hanno imposto una sovrattassa del 25% su diverse merci core del comparto export brasiliano. Il tema è terreno di duri attacchi incrociati: Lula accusa Flávio Bolsonaro di totale sottomissione agli interessi della Casa Bianca, mentre il candidato conservatore rimprovera al presidente in carica l’incapacità cronica di proteggere il tessuto industriale e i produttori nazionali dalla morsa protezionistica americana.Lo spettro della corruzione torna a lambire LulaA destabilizzare la narrativa della sinistra è l’improvviso contraccolpo giudiziario che ha colpito la famiglia presidenziale. La Polizia Federale ha infatti avviato un’indagine formale per corruzione contro Fábio Luís “Lulinha” da Silva, primogenito del presidente. Lulinha è sospettato di aver agito come intermediario illecito presso il Ministero della Salute per agevolare alcune lobby della cannabis terapeutica.Nel tentativo di disinnescare la bomba mediatica e politica, Lula è intervenuto pubblicamente sposando una linea di trasparenza istituzionale: “Mio figlio sarà indagato come chiunque altro”, ha dichiarato il presidente, cercando di allontanare lo spettro dei passati scandali giudiziari che hanno già segnato la storia recente del suo partito.

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