Cookie Policy SORPRESA, LE MEDIE IMRESE DEL SUD CRESCONO MEGLIO CHE AL CENTRO NORD - Tilancio

SORPRESA, LE MEDIE IMRESE DEL SUD CRESCONO MEGLIO CHE AL CENTRO NORD

(Ti Lancio dalla Sicilia) Palermo 9 gennaio 2023 – Sorpresa: le medie imprese industriali del Mezzogiorno negli ultimi dieci anni (2011-2020) sono cresciute meglio che al Centro Nord. Il sorpasso è documentato dall’ultimo rapporto “Leader del cambiamento: le medie imprese del Mezzogiorno” realizzato dall’area studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere. Ma c’è di più. Dallo studio, infatti, emerge che nell’anno appena trascorso c’è stata un’accelerazione della crescita nelle medie imprese del Sud, con un incremento dell’8,1% del giro d’affari, contro il 7,2 delle altre aree d’Italia, dopo l’aumento del 10% nel 2021. Tutto ciò a conferma di una dinamicità che in dieci anni, tra il 2011 e il 2020, ha visto crescere il fatturato di queste aziende del 35,2% (contro il 16,7% delle altre aree d’Italia), la produttività del +28,3% (contro il +20%) e la forza lavoro del +25,6% (contro il +19,8%). Le medie imprese del Mezzogiorno si distinguono dalle altre aree per indici di sviluppo del fatturato in costante incremento, anche nel biennio 2019-2020.
La dinamica positiva si deve principalmente al comparto alimentare che, tra il 2019 e il 2020, in quest’area ha fatto registrare un incremento del fatturato pari al 6,9%. Il trend calante delle vendite delle medie imprese delle altre aree si deve, per contro, principalmente alle performance deludenti del metallurgico (-14,6%), dei beni per la persona e la casa (-14,3%) e del meccanico (-9,7%). 
Insomma, nel Mezzogiorno è vivo ed è in atto un cambiamento. E si vede da questo spaccato, che rappresenta quasi il 10% del totale delle medie imprese italiane, ma cresciuta fino a contare 316 aziende, di cui circa il 40% opera in Campania (3.174 complessivamente operanti in Italia). Nel 2020 hanno registrato un fatturato di 14,6 miliardi di euro ed esportazioni pari a 4,4 miliardi (30,1% delle vendite) contro 134,8 miliardi, 60,1 miliardi (44,6%) di quelle delle altre aree: l’11,5% del valore aggiunto del totale manifatturiero della stessa area e il 30% delle loro vendite è destinato all’estero. alimentare-bevande, meccanico e chimico-farmaceutico sono i settori principali in cui operano, rappresentando oltre l’80% del giro d’affari complessivo.

“Il modello imprenditoriale delle aziende di medie dimensioni rappresenta un esempio di iniziativa capitalistica di successo nel Mezzogiorno – dice Gabriele Barbaresco, direttore dell’area studi Mediobanca – E indica una possibile via di sviluppo di quei territori, se non alternativa almeno complementare ai grandi progetti di industrializzazione eterodiretti”. 

Questo successo si traduce nella scommessa sul Pnrr e gli investimenti sul digitale entro il 2024. Il 71% delle medie imprese meridionali punta sul Piano nazionale di ripresa e resilienza: il 48% si è già attivato mentre il 23% ha in programma di farlo nel breve termine. C’è però un altro 29% che non pensa di avvantaggiarsi delle opportunità previste dal Piano.
Per accompagnare la propria crescita, il 76% è invece pronto ad investire nelle tecnologie abilitanti tra il 2022 e il 2024, una quota assimilabile a quella del resto d’Italia (75%), ma in crescita rispetto al triennio precedente quando la percentuale delle medie imprese meridionali che avevano imboccato la via della transizione 4.0 era stata pari al 71%.

“Le medie imprese meridionali rappresentano la locomotiva industriale del territorio. Sono imprese che hanno anche messo in evidenza una capacità di resilienza non inferiore rispetto alle altre presenti nel resto del Paese e sono pronte a cogliere le sfide del digitale, facendo leva su Pnrr – dice il presidente di Unioncamere Andrea Prete – Ma per questo servirà, soprattutto al Mezzogiorno, sviluppare un modello di innovazione improntato su una forte collaborazione tra imprese, Università, centri di ricerca locali”.
(SALVORI)

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