SVILUPPO DIGITALE: L’ITALIA MIGLIORA MA OCCORRONO TECNOLOGIE E INFRASTRUTTURE PER PMI

SVILUPPO DIGITALE: L’ITALIA MIGLIORA MA OCCORRONO TECNOLOGIE E INFRASTRUTTURE PER PMI

(Ti Lancio da Roma) Roma 1 agosto 2022 – Nel post pandemia l’Europa non ne sarà uscita migliore e con maggiore benessere, ma sicuramente è più digitalizzata. Ognuno degli Stati membri della UE ha accelerato lungo la corsia del digitale e, in particolare, l’Italia si è distinta per la crescita, passando dal penultimo posto (25° su 27) del 2020 al 18°. Questa è la principale notizia emersa dalla pubblicazione dell’Indice DESI 2022, report della Commisione europea che analizza il livello di sviluppo digitale dell’economia e della società (Digital Economy and Society Index). 

Un 18° posto non è niente male, ma non basta. Dimostra che la crescita è confermata e promette bene, eppure evidenzia ciò che occorre fare. Il punteggio medio dei membri è 52,3, mentre l’Italia si ferma a 49,3. E abbandona finalmente la maglia nera. Il timone del digitale è tuttora in mano a Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia; sono migliorate assai anche Irlanda, Malta e Spagna; in coda Grecia e membri dell’Est. 

L’utilizzo delle tecnologie connesse per studiare e lavorare, fra didattica a distanza e smartworking, unitamente al trasferimento online di molti servizi della pubblica amministrazione, è stata una necessità forzata, dovuta al Covid e ai diversi periodi di lockdown. Nel frattempo, la PA aveva già iniziato a promuovere strumenti di identità dematerializzata, come la CIE (Carta di identità elettronica) e lo SPID, attualmente utilizzato da oltre 20 milioni di cittadini contro i 6 del 2020. 

Spostandoci dal pubblico al mercato, ecco qualche nota dolente. La Commissione europa bacchetta le piccole e medie imprese. La maggior parte (60%) delle PMI italiane, infatti, ha raggiunto un ‘livello base di intensità digitale’, nonostante la crescita dei servizi cloud. Entro il 2030, quel 60% dovrà diventare un 90%: le premesse ci sono, ma occorrono investimenti strutturali e infrastrutturali per ogni settore economico dell’industria. Per questo, il PNRR riserva una quota del 25,1% del totale (48 miliardi su 191,5) alla transizione digitale, che comprende tecnologie chiave come il cloud, appunto, le reti 5G ma anche l’intelligenza artificiale e i big data. Senza trascurare lo sviluppo delle competenze del capitale umano. Attualmente, secondo le statistiche del DESI, solo il 54% degli europei fra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base e, sempre entro il 2030, tale quota deve raggiungere l’80%.
Le PMI che utilizzano sistematicamente le A.I. e che sanno gestire i big data sono solo l’8%. Per colmare la distanza verso gli obiettivi ambiziosi che scadranno fra poco meno di 8 anni, secondo la UE occorrerà ampliare la rete di fibra ottica portandola dal 50% degli attuali edifici coperti sinora all’70%. L’Italia ci sta lavorando ed è giudicata fra i 7 migliori Paesi europei per il ‘progresso nella diffusione della banda larga e nella realizzazione della rete’. 

Nel settembre del 2021 è cominciato il cosiddetto ‘decennio digitale’, un percorso organizzato dalle istituzioni europee e dai singoli Stati per modelli di governance che permettano di raggiungere i suddetti obiettivi. Secondo gli indicatori della ricerca, andranno messi in campo strumenti per migliorare la formazione professionale (‘Scuola 4.0’), per potenziare la ricerca e il trasferimento tecnologico nei settori chiave del calcolo quantistico e dell’intelligenza artificiale e per ristrutturare la pubblica amministrazione (‘Piattaforma digitale nazionale dati’, che comprende anche il delicato capitolo della cybersicurezza). 
(MARIFRE)

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