(Ti Lancio dalla Giordania) Amman 5 maggio 2026 – Le strade solitamente affollate di Petra e i silenzi maestosi del Wadi Rum raccontano oggi una storia diversa: quella di un’industria turistica messa in ginocchio da conflitti che non le appartengono. Nonostante la Giordania rimanga un’isola di stabilità e non sia direttamente coinvolta nelle ostilità che infiammano il Medio Oriente, il settore dei viaggi sta registrando un crollo verticale delle prenotazioni e un’ondata senza precedenti di disdette.
La Giordania sta pagando il prezzo della sua posizione geografica. Sebbene i confini siano presidiati e la sicurezza interna rimanga elevata, la percezione del rischio da parte dei viaggiatori internazionali, specialmente europei e americani, è pesantemente influenzata dalle immagini di guerra provenienti dai Paesi limitrofi. Secondo i dati diffusi dal Ministero del Turismo a inizio maggio 2026, le cancellazioni hanno raggiunto picchi del 60-70% in alcune delle località più iconiche. La vicinanza ai fronti caldi della regione spinge le agenzie di viaggio internazionali a sconsigliare o sospendere i pacchetti verso Amman, nonostante il governo giordano continui a garantire la piena operatività di aeroporti e siti storici.
Il turismo rappresenta circa il 15% del PIL giordano. Questo rallentamento non è solo un dato statistico, ma una crisi sociale. Migliaia di famiglie che dipendono dal flusso quotidiano di visitatori a Petra e Jerash si trovano improvvisamente senza reddito. Molte strutture ricettive hanno iniziato a ridurre il personale o a chiudere temporaneamente interi reparti per far fronte alla mancanza di ospiti.
“La Giordania è sicura oggi quanto lo era due anni fa”, spiegano le autorità del turismo locale. Tuttavia, la psicologia del viaggiatore è dominata dall’incertezza. La chiusura temporanea di alcuni spazi aerei regionali e le notizie di tensioni nei cieli del Medio Oriente hanno creato un clima di allerta che scoraggia anche i turisti più avventurosi.
Per contrastare questa tendenza, il governo ha lanciato una nuova campagna internazionale intitolata “Jordan: A World Away from the Noise” (Giordania: un mondo lontano dal rumore), nel tentativo di dissociare l’immagine del Paese dai conflitti circostanti. L’obiettivo è rassicurare i mercati globali sul fatto che i siti UNESCO e le rotte turistiche rimangono santuari di pace.
La sfida per la Giordania nel 2026 è monumentale: convincere il mondo che essere vicini alla guerra non significa farne parte. Senza un’inversione di rotta immediata, una delle economie turistiche più resilienti della regione rischia un danno strutturale che richiederà anni per essere riparato.


Leave a Reply