(Ti Lancio dal Veneto) Venezia 12 giugno 2026 – Venezia è una delle macchine economiche più potenti del pianeta, un gioiello sospeso sull’acqua che ogni anno incanta il mondo. Ma dietro le facciate dei palazzi storici e il riflesso dei canali si nasconde un paradosso drammatico: mentre l’indotto turistico tocca cifre record, il tessuto sociale della città si sta sfaldando. Il rischio non è più solo teorico: Venezia rischia di trasformarsi in una monumentale “Las Vegas sull’acqua”, una scenografia spettacolare priva di una vera comunità residente.
L’economia veneziana è un gigante alimentato da circa 25 milioni di visitatori all’anno. Questo flusso ininterrotto genera un indotto colossale, stimato in circa 4 miliardi di euro complessivi. Gli hotel e le locazioni brevi assorbono la fetta più grande (circa il 46% della spesa), seguiti dalla ristorazione (26%) e dallo shopping (20%). Solo il mercato dei turisti internazionali, a partire da quello statunitense, è in grado di muovere capitali enormi concentrati quasi interamente nel centro storico.
Tuttavia, mantenere in vita una città d’acqua sottoposta a questa pressione ha costi unici al mondo. La sola gestione e l’asporto dei rifiuti nel centro storico costa circa 100 milioni di euro all’anno. Nelle aree monumentali i cestini devono essere svuotati anche ogni trenta minuti e l’intera logistica della spazzatura deve muoversi su barche e ponti, con costi esorbitanti rispetto a qualsiasi città di terraferma.
Per tentare di arginare il turismo “mordi e fuggi” nei giorni di massima calca, il Comune ha introdotto il contributo di accesso. Una misura che nel tempo è diventata sempre più strutturata, con l’estensione dei giorni da bollino rosso e l’introduzione di una tariffa doppia: 5 euro per chi prenota in anticipo e 10 euro per i visitatori dell’ultimo minuto.
Dal punto di vista puramente economico, il ticket è stato un successo finanziario inaspettato, capace di pompare nelle casse comunali tra i 5 e i 7 milioni di euro all’anno, risorse vincolate alla manutenzione della città e allo sgravio delle tasse sui rifiuti per i residenti.
Dal punto di vista della dissuasione, però, l’efficacia è stata minima. Per un turista internazionale che spende migliaia di euro per un viaggio, una tassa di pochi euro non ha alcun potere deterrente. Al contrario, l’introduzione di un biglietto rischia di generare un effetto psicologico pericoloso: sdoganare l’idea che Venezia sia un parco tematico a pagamento, un “museo a cielo aperto” in cui il diritto d’ingresso dà diritto a consumare la città come un qualsiasi prodotto di intrattenimento.
Mentre i flussi turistici aumentano, la vera Venezia si svuota. Nel centro storico la popolazione residente è scesa sotto la soglia critica dei 48.000 abitanti, una frazione minima rispetto ai 175.000 residenti degli anni ’50.
Il dato che meglio fotografa questa mutazione genetica è un sorpasso storico: oggi a Venezia ci sono più posti letto turistici (tra hotel e Airbnb) che cittadini rimasti.
Questo squilibrio ha generato due conseguenze devastanti per la residenzialità. La crisi immobiliare: gli affitti a lungo termine per le famiglie o per i giovani sono praticamente scomparsi. Per i proprietari è infinitamente più redditizio e sicuro inserire gli immobili nei circuiti delle locazioni brevi. I prezzi d’acquisto delle case sono ormai slegati dagli stipendi medi locali, spingendo chiunque non lavori ad alti livelli nel turismo a trasferirsi in terraferma. La desertificazione commerciale: le botteghe di vicinato — panifici, macellerie, ferramenta, piccoli artigiani — chiudono a ritmi serrati. Al loro posto aprono in modo standardizzato negozi di souvenir di plastica, fast-food da asporto e gelaterie industriali, pensati esclusivamente per il consumo rapido del turista giornaliero.
Se una città perde i suoi abitanti, i suoi negozi di prima necessità, le sue scuole e i suoi medici, smette di essere una città. Diventa una messinscena.
Il rischio “Las Vegas” per Venezia è proprio questo: diventare un guscio monumentale bellissimo ma vuoto, dove i lavoratori del turismo pendolari entrano la mattina ed escono la sera, lasciando la laguna nelle mani di una massa di spettatori paganti. Senza interventi strutturali radicali sulla tutela della casa e del commercio locale, la Serenissima rischia di vincere la sfida del fatturato economico, perdendo per sempre la sua anima di comunità viva.


Leave a Reply