(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Prato Carnico (UD) 11 settembre 2024 – «Una colata detritica interessante, da studiare, perché tipica degli ambienti dolomitici di cui le Dolomiti Pesarine sono a tutti gli effetti parte, anche se poco studiate. La loro composizione rocciosa è Dolomia».
Con questo sguardo attento, e per certi versi sorprendente, il giovane dottore forestale Giulio Massaro ha guardato all’evento di colata che il 7 agosto scorso ha interrotto il traffico sulla strada regionale 465 in Alta Val Pesarina, in Comune di Prato Carnico, a seguito di una intesa precipitazione.
Premesso l’auspicio che la circolazione possa essere attivata al più presto per il bene economico, sociale e ambientale della Valle – pesanti, per esempio, le conseguenze sull’attività del rifugio De Gasperi -, Giulio Massaro, che alla Val Pesarina ha dedicato la sua recente tesi di laurea, richiama l’attenzione degli esperti su quanto successo per poterne capire meglio le dinamiche e cominciare così a studiare una porzione di Friuli e Carnia «non ancora conosciuta a valorizzata quanto meriterebbe».
In queste settimane il giovane dottore forestale è andato ad analizzare da vicino la colata detritica – per l’esperto, guai a chiamarla “frana” – soprattutto nell’area di innesco, raggiungibile attraverso i sentieri Cai 232 (dal De Gasperi alla Forca dell’Alpino) e 316, dal De Gasperi al Passo Siera.
«Il bacino di formazione è ubicato nel versante nord della Val Pesarina, in sinistra orografica, sottostante al Creton di Clap Grande e al Creton di Culzei, separati dalla nota Forca dell’Alpino, nel gruppo montuoso delle Dolomiti Pesarine, nelle Alpi Carniche – spiega -. La zona di innesco è rappresentata da falda detritica al piede di pareti rocciose di natura dolomitica e l’evento si è innescato probabilmente per “effetto idrante”. Il canale di scorrimento è un canalone roccioso e detritico di matrice dolomitica ad elevata pendenza, a ovest del canalone di Rio Bianco più noto per il toponimo e per altri eventi franosi passati. La zona di deposito coincide con il fondovalle interessato dal corso del torrente Pesarina e dal passaggio della SR 465 che in tale punto forma due tornanti consecutivi. Si stima un volume di materiale movimentato dalla colata dell’ordine di 100mila metri cubi».

(ph credit: Giulio Massaro)
Una colata che, nella sintesi di Massaro, «è tipica delle aree dolomitiche. A monte dei canaloni, in prossimità delle forcelle, si creano accumuli di materiale detritico che, a seguito di eventi particolari, come le piogge intense di inizio agosto, precipitano a valle». Nell’area ora interdetta al traffico, Massaro riconosce che «la Regione ha già fatto molti investimenti, per importanti e opportune opere di contenimento. Forse, però, la stima del volume della possibile colata detritica doveva essere pensato ancora più consistente di quanto è stato ipotizzato in fase progettuale». Con i cambiamenti climatici in corso, prosegue il giovane esperto, «l’attenzione di fondo occorre porla sul calcolo dei tempi di ritorno di eventi eccezionali, tempi che, purtroppo, sono sempre più ravvicinati a causa del ripetersi di eventi estremi a breve distanza temporale l’uno dall’altro».
Fortemente legato alla Val Pesarina e a Prato Carnico in particolare, Giulio Massaro non rinuncia a pensare che in queste aree si possa continuare a vivere e, anzi, a rendere il territorio sempre più attrattivo. Per questo a Padova si è laureato presentando lo «Studio di fattibilità per l’istituzione di un’area protetta per la tutela e la valorizzazione delle Dolomiti Pesarine in Friuli Venezia Giulia e in Veneto: l’ipotesi progettuale di un parco naturale». Un parco sullo stile di quello che tutela e valorizza le Dolomiti friulane. «Avrebbe importanti ricadute positive da un punto di vista ambientale, sociale e economico su tutta l’area», conclude.
È allo studio la presentazione dello studio di fattibilità del parco nei diversi Comuni, a partire, prossimamente, da Prato Carnico.



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