Cookie Policy Economia. Giappone. Il Paese del Sol Levante frena il crollo dello Yen, intervento sui mercati valutari - Tilancio

Economia. Giappone. Il Paese del Sol Levante frena il crollo dello Yen, intervento sui mercati valutari

Economia. Giappone. Il Paese del Sol Levante frena il crollo dello Yen, intervento sui mercati valutari

Ti Lancio dal Giappone Tokyo 3 agosto 2026 – Con un’operazione straordinaria sul mercato dei cambi, Tokyo muove le sue riserve in dollari per frenare la svalutazione della divisa nipponica. Ma quanto può durare la difesa a oltranza senza una vera svolta sui tassi?

Il ministero delle Finanze giapponese (MoF) e la Bank of Japan (BoJ) sono tornati a mostrare i muscoli sul Forex, mettendo in atto una delle manovre più delicate nel panorama della finanza globale: l’acquisto diretto di yen e la contestuale vendita di dollari statunitensi.

L’obiettivo dell’operazione è chiaro: tamponare la costante perdita di valore della valuta nazionale, arrivata a toccare minimi storici rispetto al biglietto verde, e spegnere le fiammate speculative sul cambio USD/JPY.  

Per comprendere la portata di questa decisione, occorre distinguere il funzionamento operativo della risposta monetaria giapponese. Chi decide: La politica valutaria in Giappone non fa capo direttamente alla banca centrale, bensì al Ministero delle Finanze (MoF). È il governo a valutare se la volatilità sia “eccessiva o guidata da speculazione incontrollata”.  Chi esegue: La Bank of Japan (BoJ) agisce strictly come braccio operativo ed esecutore materiale degli ordini sul mercato interbancario.  

Dove si prendono i fondi: Per apprezzare lo yen (ovvero comprare yen), Tokyo attinge direttamente alle sue riserve valutarie esterne, vendendo i Treasury americani o la liquidità detenuta in USD. Le cause del crollo: la trappola dei tassi di interesse.

Ma perché lo yen si svaluta così rapidamente? La radice del problema non sta solo nelle manovre degli speculatori, ma in un profondo differenziale nei rendimenti obbligazionari e nei tassi d’interesse tra il Giappone e i Paesi occidentali. Il carry trade: Per anni la BoJ ha mantenuto i tassi d’interesse a livelli prossimi allo zero o negativi, mentre la Federal Reserve (Fed) e la BCE li aumentavano per combattere l’inflazione. Gli investitori prendono in prestito yen “a basso costo” per convertirli in dollari e investire in asset americani a rendimento più alto.   Importazioni care: Un conto energia e materie prime salato ha deteriorato la bilancia commerciale nipponica, spingendo le imprese a vendere yen per acquistare valuta forte con cui saldare le fatture commerciali. Un cambio svalutato favorisce le multinazionali esportatrici (come i colossi dell’auto), ma impoverisce le famiglie provocando inflazione da importazione su cibo ed energia.

Gli interventi diretti sul Forex hanno un effetto immediato d’impatto psicologico: costringono chi fa speculazione ribassista a coprire rapidamente le posizioni, causando fiammate rialziste di breve termine per la divisa locale.

Tuttavia, la storia dei mercati finanziari insegna che un intervento sul cambio raramente inverte un trend primario se non è accompagnato da una modifica della politica monetaria. Vendere dollari da parte delle riserve di Tokyo rallenta la caduta, ma fino a quando il divario di rendimento tra titoli di Stato giapponesi (JGB) e US Treasury rimarrà elevato, le pressioni ribassiste sullo yen rimarranno all’agguato.  

L’azione di Tokyo dimostra fino a che punto il Giappone sia disposto ad attingere al proprio forziere valutario pur di evitare uno sfacelo della propria moneta. Resta ora da capire se la Bank of Japan accelererà il rialzo dei propri tassi di riferimento per dare forza strutturale allo yen, lasciando che siano le forze di mercato — e non solo i fiumi di riserve statali — a stabilizzare il tasso di cambio.

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