Cookie Policy Industria. Taranto. Ex Ilva: si rafforza ipotesi cordata italiana - Tilancio

Industria. Taranto. Ex Ilva: si rafforza ipotesi cordata italiana

Industria. Taranto. Ex Ilva: si rafforza ipotesi cordata italiana

Ti Lancio dalla Puglia 10 agosto 2026 – I grandi player della siderurgia nazionale si dicono pronti all’intervento a patto che il Governo garantisca le necessarie condizioni abilitanti. Nel frattempo, le imprese dell’indotto proclamano lo stato di mobilitazione di fronte al rischio imminente di uno spegnimento dell’area a caldo.

Prende sempre più forma l’ipotesi di una cordata tricolore per rilevare e rilanciare i rami operativi dell’ex Ilva di Taranto non interessati dal blocco della produzione primaria. Al termine del comitato di presidenza di Federacciai, il presidente Antonio Gozzi ha confermato l’interesse diffuso dei principali gruppi siderurgici nazionali — tra cui Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini.

L’eventuale discesa in campo resta tuttavia vincolata all’apertura immediata di un tavolo con il Governo per verificare la sussistenza di imprescindibili “condizioni abilitanti” di carattere industriale e normativo.

Sullo sfondo resta la scadenza del 26 ottobre, data fissata dal decreto della Corte d’Appello di Milano per lo spegnimento definitivo dell’area a caldo a seguito del ricorso di un gruppo di cittadini tarantini.

Riguardo alla possibilità di impugnare la decisione, Gozzi ha evidenziato l’incompatibilità tra i tempi della giustizia e quelli della produzione: un ricorso in Cassazione richiederebbe infatti almeno due anni, una tempistica insostenibile per la tenuta dello stabilimento pugliese.

Mentre il sistema industriale cerca una quadra, sul fronte sociale la situazione si fa drammatica. Le associazioni datoriali dell’indotto (Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager), riunite nel “Tavolo Permanente per Taranto”, hanno annunciato l’avvio delle procedure per i licenziamenti collettivi.

I rappresentanti delle imprese sottolineano che le conseguenze della chiusura dell’area a caldo non si limiteranno al perimetro tarantino, ma rischiano di innescare una reazione a catena con impatti sistemici su tutto il tessuto economico e occupazionale nazionale.

In questo quadro di forte incertezza, rimane attiva la pista estera. Il gruppo indiano Jindal ha recentemente aggiornato la propria manifestazione d’interesse, riaffermando la volontà di concorrere per l’intero perimetro aziendale, compresa l’area a caldo, e rappresentando al momento l’unica proposta formale completa presente sul tavolo delle negoziazioni.

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