(Ti Lancio dal Veneto) Venezia 14 maggio 2026 – Venezia si prepara a riaccendere i motori della 61° Esposizione Internazionale d’Arte (9 maggio – 22 novembre 2026). Sotto la guida di Koyo Kouoh, il titolo scelto — In Minor Keys — suggerisce già una sinfonia di voci fuori dal coro, frequenze che non cercano il consenso facile, ma la profondità del sottosuolo.
C’è chi cerca nella Biennale una rassegna estetica rassicurante e chi, invece, comprende che l’arte è l’ultimo avamposto del conflitto necessario. Se la Biennale non provoca, se non genera attrito tra i Giardini e le calli, allora ha fallito la sua missione.

Il focus di Kouoh sul corpo, sull’archivio e sulla narrazione orale non è una scelta accademica, è un atto politico. Mettere in dialogo l’Africa, le Americhe e il Sud globale significa smantellare le gerarchie del visibile. Il corpo: non più oggetto di contemplazione, ma campo di battaglia e di memoria. L’Archivio: non polvere, ma dinamite per far saltare le narrazioni ufficiali.
Quando l’arte scuote i palazzi veneziani — dalla Scuola Grande della Misericordia fino ai magazzini dell’Arsenale — è fisiologico che si generi caos, discussione, persino indignazione. Ed è bene che sia così.
Una Biennale vitale non finisce ai cancelli dei Giardini. Tutto ciò che accade “intorno” — le mostre indipendenti, le performance non autorizzate, i dibattiti accesi nei sestieri — è la linfa vitale di Venezia. Se la città reagisce, se si interroga, se si spacca, significa che il messaggio è arrivato. “L’arte non è fatta per decorare gli appartamenti, è uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico.” — Pablo Picasso
In questa edizione 2026, la provocazione non è un vezzo, ma una necessità per far emergere quelle “tonalità minori” che troppo spesso il mercato e la storia hanno silenziato.
Non dobbiamo temere le polemiche che accompagneranno i Padiglioni Nazionali o le installazioni più estreme. Dobbiamo temere il silenzio. Se uscendo dall’Arsenale vi sentirete confusi, arrabbiati o profondamente mutati, allora la 61. Biennale avrà svolto il suo compito.


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