Ti Lancio dagli Usa 23 luglio 2026 – NASA, SpaceX e Blue Origin si preparano a un’ambiziosa sequenza di tre lanci in orbita terrestre bassa. L’obiettivo? Testare i sistemi di aggancio, la tecnologia di bordo e la gestione integrata dei veicoli prima di riportare l’uomo sul suolo lunare.
La NASA sta gettando le basi per il ritorno dell’umanità sulla Luna, pianificando una complessa rehearsal orbitale per il 2027. Durante la missione Artemis III, gli astronauti a bordo della capsula Orion e i team di controllo a terra eseguiranno manovre critiche di rendezvous e aggancio (docking) con i prototipi dei futuri lander lunari commerciali.
I dati raccolti durante questa missione in orbita terrestre bassa (LEO), uniti a quelli delle future dimostrazioni non abitate vicino alla Luna, saranno fondamentali per ridurre i rischi e garantire la massima sicurezza degli astronautiin vista dei primi allagaggi con equipaggio previsti per il 2028.
Per trasportare gli astronauti dalla capsula Orion alla superficie lunare e ritorno, la NASA si è affidata alla collaborazione con due giganti del settore aerospaziale privato: SpaceX e Blue Origin.
Per la missione Artemis III, entrambe le aziende lanceranno in orbita dei modelli di prova (definiti test articles) dei propri lander. SpaceX impiegherà il Starship Version 3, la configurazione più recente del suo imponente vettore, che costituirà la base per il futuro Starship HLS (Human Landing System). Blue Origin utilizzerà un prototipo basato sull’architettura del lander Blue Moon Mark 2, focalizzato sul test dell’abitacolo e dei sistemi di volo.
Gli astronauti di Artemis III raggiungeranno l’orbita terrestre a bordo della capsula Orion, lanciata dal potente razzo della NASA SLS (Space Space Launch System).
Le due aziende hanno adottato approcci differenti ma complementari per questa dimostrazione: Blue Origin, test del modulo abitato.
Il prototipo Blue Moon sarà dotato di avionica, software di volo e sistemi di controllo identici a quelli della futura versione operativa. Fino a due astronauti di Artemis III, indossando le tute arancioni Orion Crew Survival System, apriranno il portellone ed entreranno all’interno dell’abitacolo di Blue Origin.
All’interno sarà presente un simulatore di massa della tuta spaziale lunare ricco di sensori (un concetto simile al manichino “Moonikin” volato su Artemis I) per misurare in tempo reale le condizioni interne della cabina.
Il test con SpaceX vedrà l’installazione di un sistema di aggancio direttamente sulla punta dello Starship, alto ben 52 metri. L’obiettivo principale sarà analizzare la dinamica di volo e il comportamento strutturale dei due veicoli connessi come un’unica navetta. In questo test, gli astronauti rimarranno all’interno di Orion e non entreranno nello Starship.
Artemis III rappresenterà una delle missioni più complesse mai gestite dalla NASA. Tre dei razzi più potenti al mondo verranno lanciati a breve distanza l’uno dall’altro, mettendo alla prova le infrastrutture di terra, i centri di controllo e le reti di comunicazione. “Artemis III sarà una danza altamente coreografata con una sequenza di lancio impegnativa su più rampe e operazioni di missione ugualmente complesse […] Questa missione dimostrativa preparerà il terreno prima del nostro prossimo grande balzo.” ha affermato Jeremy Parsons, Artemis Program Manager, NASA.
Effettuare queste prove complesse in orbita terrestre, anziché inviare subito i veicoli verso la Luna, offre maggiori finestre di lancio e margini di sicurezza. L’esperienza accumulata durante la missione Artemis III consentirà alla NASA e ai suoi partner commerciali di perfezionare la strategia del “doppio lancio” (dual launch campaign) richiesta per l’esplorazione lunare a lungo termine.
Grazie al programma Artemis, la NASA sta tracciando la strada non solo per una presenza umana sostenibile sulla Luna per scoperte scientifiche ed economiche, ma anche per sviluppare le tecnologie necessarie al primo storico passo verso Marte. A riportarlo, fra gli altri, sciencedaily.


Leave a Reply