Ti Lancio dall’Italia 27 luglio 2026 – La multinazionale del lusso registra ricavi per 38,6 miliardi di euro. Un segnale positivo che si riflette direttamente sul tessuto manifatturiero e manifatturiero del Made in Italy.
Dopo un periodo di incertezza e contrazione dei consumi globali, il comparto dell’alta gamma torna a mostrare segnali di tenuta e ripartenza. A guidare la scossa è il colosso francese LVMH, che ha chiuso la prima metà dell’anno con ricavi in aumento del 2%, raggiungendo quota 38,6 miliardi di euro.
Un risultato che supera le stime degli analisti e che invia un messaggio di fiducia a tutto il comparto, con risvolti particolarmente significativi per l’economia italiana.
La crescita di LVMH è stata trainata principalmente dalla tenuta delle divisioni chiave come la moda e pelletteria (con marchi trainanti come Louis Vuitton e Christian Dior) e dalla ripresa degli acquisti nei mercati asiatici e nordamericani. Sebbene la crescita sia più contenuta rispetto ai ritmi record del biennio post-pandemico, la performance dimostra la resilienza del settore di fascia altissima di fronte alle tensioni inflazionistiche globali.
“I risultati dimostrano la grande capacità di attrazione delle nostre Maison e la qualità dei nostri prodotti in un contesto economico che rimane incerto”, hanno commentato i vertici del gruppo.
Perché è una buona notizia per il Made in Italy?
I numeri del gigante transalpino non riguardano solo la Francia. LVMH – così come altri grandi gruppi del lusso internazionale – attinge a piene mani dal saper fare italiano:
Una quota consistente della produzione di pelletteria, calzature, tessile e gioielleria dei brand di LVMH viene realizzata nei distretti manifatturieri italiani (dalla Toscana al Veneto, dalla Lombardia alla Campania). Negli ultimi anni il gruppo ha investito centinaia di milioni di euro in Italia per l’apertura e il potenziamento di manifatture e laboratori artigianali dedicati alla pelletteria e all’oreficeria.
La ripresa degli ordini da parte di LVMH garantisce continuità operativa a migliaia di PMI e laboratori artigiani che costituiscono la spina dorsale della filiera produttiva nazionale.
Il +2% registrato da LVMH rappresenta un punto di svolta cauto ma fondamentale: dimostra che la domanda di beni di alta gamma si sta stabilizzando su livelli solidi. Se il trend dovesse essere confermato anche dagli altri player del settore nelle prossime settimane, la filiera della moda e del lusso italiana potrebbe chiudere l’anno con una crescita superiore alle previsioni di inizio trimestre.


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