KRAMPUS, LA VIENNA DEL PRIMO NOVECENTO, LE MONTAGNE DEL FRIULI: IN MOSTRA A PALAZZO VENEZIANO A MALBORGHETTO FINO AL 9 GENNAIO

KRAMPUS, LA VIENNA DEL PRIMO NOVECENTO, LE MONTAGNE DEL FRIULI: IN MOSTRA A PALAZZO VENEZIANO A MALBORGHETTO FINO AL 9 GENNAIO

I notissimi Krampus nelle immagini più belle; il viaggio tra le montagne del Friuli d’inverno raccontato con pennellate d’artista; un mondo da favola nella Vienna d’inizio Novecento fatto rivivere per piccoli e grandi attraverso i 34 volumetti illustrati dai grandi protagonisti dei movimenti artistici europei del tempo, che hanno accompagnato così le favole selezionate da Hans Fraungruber.
Sono le avvincenti proposte artistico-culturali che lungo tutto il mese di dicembre e fino al 9 gennaio invitano a Malborghetto, nello spettacolare scenario di Palazzo Veneziano, esso stesso una bellezza architettonica e uno scrigno da scoprire essendo sede del Museo etnografico.
Una pluralità di proposte notevolmente diverse l’una dall’altra e perciò capaci di richiamare gli spiriti più diversi, per un viaggio che comincia qui e poi può proseguire alla scoperta delle peculiarità del territorio in uno scintillante paesaggio invernale.
I Krampus sono i protagonisti della prima tappa proposta all’interno del Palazzo, in un excursus inteso come «Metamorfosi di una maschera rituale a cavallo tra due secoli», il Novecento e il Duemila. La fotografia di queste maschere sorprendenti ne mette in evidenza l’artisticità, grazie ai sapienti scatti di Roberto Bati che, tra il 2014 e il 2017, è andato di paese in paese lungo la Valcanale, per cogliere il «prodotto artistico» che essi rappresentano. Una lettura forse insolita di questi oggetti, rispetto a quella antropologica ed etnografica consolidata, ma estremamente appropriata, come dimostra il resto del percorso fotografico in cui i Krampus vivono attraverso gli scatti tratti dall’archivio fotografico di Palazzo Veneziano, compresi tra gli anni ’60 e i primi anni ’90 del Novecento. Dalla galleria fotografica, infatti, emerge lo strabiliante mutamento di stile, che ha portato la maschera a essere un vero e proprio manufatto artistico, oltreché specchio riflettente il periodo storico e il contesto sociale in cui essa è prodotta. Inoltre, la tensione artistica che si respira in ogni fotografia, indipendentemente dall’epoca, testimonia anche la vivacità e la passione con cui ogni generazione interpreta in modo nuovo questa antica tradizione.
Protagonista della seconda proposta che si incontra salendo i piani di Palazzo Malborghetto è l’arte di Pietro Nicolaucich, in «Epifenomeno atmosferico». Illustrazioni e poesie costituiscono un progetto artistico che si sviluppa in 9 grandi acrilici su tela, accoppiati a versi tratti dal breve poema illustrato pubblicato nel 2018, cui s’aggiungono due acrilici e una installazione creati sull’onda della stessa ispirazione. La mostra è arrivata nel paese d’origine dell’artista dopo essere stata esposta al Cattina Spazio Contemporaneo per Vogue For Milano, allo Studio Prisma di Genova e al Palazzo Arte e Fumetto Friuli di Pordenone. «Tutto è cominciato con un’epifania, un’immagine che si è formata davanti i miei occhi mentre camminavo in montagna – racconto l’artista –. Era una giornata velata e il cielo era tanto pallido da confondersi con la neve (…) Questa singola tela si trasformò presto in una serie».
Fino al 9 gennaio sarà una festa arrivare a Malborghetto anche per i più piccoli, accompagnati dai grandi, per immergersi nelle storie scritte e figurate proposte dalla mostra «Le più belle favole per grandi e piccoli lettori», curata da Marina Bressan e Roberta Calvo per dare, attraverso l’arte, un’opportunità educativa in più. Nei 34 volumetti che racchiudono le favole note e meno note selezione dal maestro Fraungruber (1863-1993), i disegni dei grandi artisti europei del primo Novecento si integrano perfettamente con il testo secondo il principio del Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale.

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